IL SITO : apparati difensivi

La Topografia del sito
L a città di Agrigento si sviluppa sul vertice di due colline strette e lunghe (tra i 300-350 metri sul livello del mare). Le colline suddette sono disposte in senso est-ovest: a ovest si erge la Collina di Girgenti, ad est la Rupe Atenea, collegate tra loro da uno stretto istmo. A sud essa si dispone su un altopiano a quota inferiore (tra i 120-170 metri sul livello del mare).
L’altopiano presenta coste scoscese a sud (Collina dei Templi) e una valle centrale pianeggiante (Valle dei Templi) che garantiscono, nonostante l’irregolare morfologia del territorio, uno sviluppo regolare del piano urbanistico. Il ripido vallone che si trova a nord delle colline e i tre lati dell’altopiano sono attraversati da due fiumi: l’Akragas (odierno S. Biagio) a nord e ad est, e lo Hypsas (odierno S. Anna) a ovest, che verso sud confluiscono in un unico fiume (odierno S. Leone) alla cui foce si collocava l’antico porto della città (odierno Porto Empedocle). La superficie su cui si sviluppava Akragas era di circa 450 ettari. L’enorme estensione era dovuta dalla necessità di fare in modo che lo sviluppo urbano si integrasse con il naturale sistema di difesa costituito da tutte le alture (Collina di Girgenti, Rupe Atenea, Collina dei Templi). Importante risulta, per la definizione, della geomorfologia e della topografia dell’antica Akragas, un passo delle Storie di Polibio (IX,27).Dal racconto di Polibio, combinato con la ricerca archeologica, si ricavano i seguenti elementi:
a La cinta muraria seguiva la conformazione fisica del territorio. Lungo il percorso delle mura si aprivano dieci porte: I e II a est, III-IV-V a sud; VI-VII-VIII-IX a ovest, X a nord.
b L’acropoli sembrerebbe identificarsi con la Rupe Atenea, anche se la localizzazione risulta tuttora controversa, data l’esistenza della seconda altura fortificata della Collina di Girgenti, dove si sviluppò l’abitato medievale.
c L’abitato e i monumenti si collocavano ai piedi dell’acropoli, nella zona oggi denominata Valle dei Templi. Essa è delimitata a sud da un rialzo basso e parallelo al mare. L’area compresa tra l’acropoli e la Valle dei Templi è articolata in 5 terrazzamenti, organizzati secondo lo schema ippodameo, poi rimaneggiato in epoca romana.
d Da Livio (XXXVI,40), da Cicerone (Verr. 2,4,43) e dalla ricerca archeologica sul territorio, si può ricavare che l’agora si trovava nella zona pianeggiante a nord-est dell’Olympieion. A nord dell’agora si trovava un ginnasio.
e Ancora più a nord del ginnasio, nei pressi della Chiesa di S. Nicola, sorgevano l’ekklesiasterion di probabile datazione in età ellenistica e il bouleuterion, anch’esso di età ellenistica e trasformato in odeion in età romana.

Gli abitanti di Akragas

Per quanto concerne la popolazione di Akragas, dalla tradizione ci provengono quattro notizie tra loro discordanti: secondo Diogene Laerzio (VIII,63) Akragas, al tempo di Empedocle, avrebbe avuto 800.000 abitanti. Diodoro Siculo, che utilizza Timeo come fonte principale per la storia di Akragas, dà due indicazioni diverse: in XIII, 84 afferma che gli Acragantini, compresi gli stranieri, non erano meno di 200.000, quando i Cartaginesi assediarono la città nel 406 a.C; in XXIII, 9, invece, dopo aver ricordato i fatti che portarono alla presa di Akragas nel 262 a.C., ricorda che gli abitanti di Akragas, che furono venduti come schiavi, in tutto erano più di 25.000. Quest’ultima notizia appare degna di fede, in quanto la fonte di Diodoro è lo storico acragantino Filino, testimone oculare dei fatti ricordati.
Secondo Polibio (I,18,7) durante lo stesso assedio gli Acragantini e i Punici raggiungevano insieme il numero di 50.000 uomini. La cifra esagerata fornita da Diogene Laerzio, appare giustificata dal fatto che, dopo la battaglia di Himera, ad Akragas affluì un numero altissimo di schiavi; addirittura Diodoro (XI,25,2) afferma che ciascun Acragantino possedeva 500 schiavi. La diminuzione progressiva della popolazione che si riscontra nelle pagine di Diodoro, va, probabilmente letta nel fatto che, nel diritto greco, non tutti gli abitanti erano considerati tali a pieno titolo. È probabile che le cifre di Diodoro indichino solo gli abitanti che godevano della cittadinanza, che ovviamente era inferiori, ai meteci e agli schiavi che non la possedevano. Il numero di abitanti dovette inoltre ridursi anche a causa delle continue distruzioni, che Akragas subì dal 406 a.C. in poi.



La denominazione dei templi
Non sempre abbiamo la possibilità di attribuire con sicurezza a questa o a quella divinità i diversi edifici templari di Agrigento. In alcuni casi sono d’aiuto le fonti, che rendono ad esempio inequivocabile l’identificazione del tempio di Zeus Olimpio descrivendone le particolarità strutturali. O, ancora, la topografia, come nel caso dei Templi di Eracle e di Asclepio e le evidenze archeologiche, nel caso di quello di Demetra, inglobato nelle strutture medievali della Chiesa di S. Biagio. Ignota è l’ubicazione dei santuari, attestati dalle fonti antiche, di Zeus Atabyrios e di Athena, sebbene per quest’ultima sia stato proposto il tempio dorico su cui oggi insiste la Chiesa di S. Maria dei Greci, sulla Collina di Girgenti. L’adozione del sistema di identificazione tramite lettere in ordine alfabetico dalla A alla I (P. Marconi) riprendeva l’ordinamento adoperato per Selinunte. Tale sistema è tuttavia reso imperfetto dal fatto che si basa su datazioni degli edifici non sempre verificabili con sicurezza:
Tempio A: è detto di Eracle (ultimi anni del VI sec. a.C.) ma è si propone anche un’attribuzione alla Triade delfica (Leto, Apollo e Artemide) oppure ad Apollo, Eracle e Asclepio.
Tempio B: di Zeus Olimpio (iniziato poco dopo il 480 a.C.).
Tempio C: di Demetra, oggi Chiesa di S. Biagio (480-470 a.C.).
Tempio D: è detto di Hera/Giunone Lacinia (460-440 a.C.); l’attribuzione è erronea e forse sarebbe da preferire Poseidone.
Tempio E: oggi Chiesa di S. Maria dei Greci; la dedicazione originaria ad Athena è del tutto ipotetica. Se confermata, potrebbe essere il tempio edificato da Terone nel 488 a.C.
Tempio F: è detto della Concordia (440-430 a.C.) ma forse sarebbe da attribuire ai Dioscuri.
Tempio G: è detto di Vulcano (ultimo trentennio del V sec. a.C.): forse l’identificazione è corretta.
Tempio H: di Asclepio (seconda metà del IV secolo a.C.).
Tempio I: è detto dei Dioscuri (480-460 a.C., con rifacimenti tra IV e III sec.), inserito nel Secondo Terrazzo del Santuario delle divinità ctonie, era originariamente dedicato a Demetra.

L’impianto urbano

La struttura dell’Akragas arcaica riflette una visione urbanistica di tipo ippodameo. Akragas, infatti, appare organizzata su sei vie principali (plateiai) con direzione est-ovest che si incrociano con strade ortogonali con direzione nord-sud (stenopoi). Gli isolati che ne discendono hanno larghezza costante, anche se l’impianto, in qualche punto, risulta leggermente variabile. Probabilmente la variabilità del terreno e la necessità di creare un impianto urbano compatibile con la posizione delle porte della città, dovette in alcuni casi, costringere gli Acragantini a variare lo schema ippodameo.
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