Necropoli romane Necropoli Greche

Le necropoli romane e Tardoantiche:

Introduzione
A partire dal riutilizzo del più antico nucleo romano e tardoimperiale extra moenia (“fuori le mura”), noto come “necropoli romana Giambertoni”, che fu collegato tramite una direttrice intersecante le mura con la nuova catacomba detta “Grotta di Fragapane”, si sviluppò un sistema di sepolcreti, ipogei e subdiali, fra loro connessi. Il cimitero sub divo, innanzitutto, con tombe a fossa o in sarcofagi di pietra; quindi gli ipogei sul sito della Villa Aurea e quelli, molto più a est, ricavati nelle antiche cave in località Casa Pace. Anche il tratto di mura interessato dalla vicinanza delle necropoli viene sfruttato per l’apertura di tombe ad arcosolio. La frequentazione e il mantenimento delle necropoli sono attestati con sicurezza fra il IV e il VI secolo d.C.
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Le necropoli romane e Tardoantiche:

La necropoli romana detta “Giambertoni”
Al di fuori della Porta VII, con ubicazione nord-ovest, sorge la necropoli di contrada Pezzino. Le tombe sono collocate ai margini di una strada, larga circa due metri, con pendenza da nord a sud. L’utilizzo della necropoli abbraccia un arco di tempo che va dal primo quarto del VI sec. a.C. fino alla seconda metà-fine del IV sec. a.C. L’area sepolcrale si presenta affollatissima e varia è la tipologia delle tombe. Si va da tombe costruite con conci squadrati di tufo, tipiche del VI sec. a.C., a tombe a cassa in parte ricavate dalla roccia e in parte nella compatta terra vergine. Quest’ultima tipologia è frequente nella cultura sepolcrale del V e del IV sec. a.C. Di natura varia anche i corredi. Si riscontrano terracotte figurate, riconducibili alla seconda metà del VI sec. a.C., che raffigurano il tipo rodio-siceliota di Athena Lindia, il tipo della Demetra Kourotrophos, il tipo della kore ionica, il tipo del guerriero, nonché animali, uccelli e cani. La presenza di monete acragantine, in altre tombe, conferma l’ampio uso della necropoli durante il V sec. a.C, così come, allo stesso secolo, riconduce la tipologia del paesaggio funebre della necropoli, abbellito con edicole ed altari.
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Le necropoli romane e Tardoantiche:

Il cimitero detto “Grotta di Fragapane”
Si tratta del più grande sepolcreto ipogeo di Agrigento ed è posto a ovest del Tempio della Concordia. Fu creato nei secoli IV-V tramite il recupero di alcune cisterne e sili di epoca greca. Si estende da nord, dove si collega con la necropoli sub divo, a sud, dove entra in contatto con la necropoli “Giambertoni” e consta di una serie di ambulacri, cubicoli e grandi ambienti circolari (rotonde), nei quali si aprono loculi e arcosolii ma anche tombe a fossa nel pavimento. Le rotonde, ricavate nelle antiche cisterne, prendono luce da aperture circolari poste alla loro sommità. Particolarmente interessante è il settore settentrionale, dove in alcuni ambienti (arcosolio I, cubicolo H) sopravvivono tracce della decorazione parietale originaria a motivi decorativi e geometrici. Questo settore della catacomba è databile alla prima metà del IV secolo sulla base del ritrovamento di una moneta di Costante I (337-350) nella tomba al centro del pavimento del cubicolo C. Il settore meridionale ha per nucleo la rotonda III, anch’essa una cisterna di epoca greca e si dirama in una serie di cubicoli con tombe ad arcosolio e sepolture tardive pavimentali. Nel cubicolo R si trovano tre tombe a sarcofago, di 1 m circa di altezza. Il settore meridionale risente delle opere di contenimento realizzate nel 1877 per arginare la frana della collina soprastante. Nel 1962 sono state recuperate due monete, l’una di Claudio II (268-270), l’altra di Arcadio (395-402). Il cimitero fu ampliato verso ovest con lo sfruttamento di una cisterna rettangolare greca (ambiente IX) e di altre due circolari (rotonde VIII e X). La regione della rotonda VIII è caratterizzata da grandi tombe a sarcofago disposte lungo le pareti del corridoio Y. Il ritrovamento di monete tardoimperiali e di lucerne di tipo africano dovrebbe costituire la prova di una vitalità di tale settore a partire dal IV e fino all’inizio del VI secolo.
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Le necropoli romane e Tardoantiche:

Il cimitero detto “Grotta di Fragapane”
In uso dal III al VI secolo, il cimitero è formato da tre nuclei principali. Un primo settore è quello comprendente 130 tombe, di cui 95 si trovano ai lati di un corridoio di 25 m di lunghezza scavato nella roccia per realizzare il collegamento con la Grotta di Fragapane, a sud. Il secondo nucleo (80 tombe) si trova invece a ovest della Grotta di Fragapane (necropoli di Villa Aurea). Il terzo settore si trova a sud e a ovest del Tempio della Concordia e, probabilmente, venne a costituire un sepolcreto da esso dipendente al momento (fine VI secolo) in cui l’edificio antico fu trasformato in Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Le tombe sono a fossa trapezoidale con copertura a lastre di arenaria. Sono presenti, tuttavia, anche sepolture a cassa in pietra lungo l’estremità settentrionale del sepolcreto. Dalla necropoli proviene una ricca suppellettile ceramica e vitrea nonché un nutrito corpus numismatico appartenente a un intervallo di tempo compreso fra la fine del III secolo d.C., il periodo di Costanzo II (337-361) e gli attacchi dei Vandali nel V. Gli oggetti vitrei, di tipo eminentemente funerario (lucerne) e da mensa (bicchieri e coppe) sono attestati tra IV e V secolo. La stessa datazione è applicabile al vasellame da mensa in sigillata africana e a quello in ceramica comune. Sono da notare anche i numerosi frammenti di anfore, in gran parte di origine africana (secoli III-V).
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La necropoli della Villa Aurea
In uso dal III al VI secolo, il cimitero è formato da tre nuclei principali. Un primo settore è quello comprendente 130 tombe, di cui 95 si trovano ai lati di un corridoio di 25 m di lunghezza scavato nella roccia per realizzare il collegamento con la Grotta di Fragapane, a sud. Il secondo nucleo (80 tombe) si trova invece a ovest della Grotta di Fragapane (necropoli di Villa Aurea). Il terzo settore si trova a sud e a ovest del Tempio della Concordia e, probabilmente, venne a costituire un sepolcreto da esso dipendente al momento (fine VI secolo) in cui l’edificio antico fu trasformato in Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Le tombe sono a fossa trapezoidale con copertura a lastre di arenaria. Sono presenti, tuttavia, anche sepolture a cassa in pietra lungo l’estremità settentrionale del sepolcreto. Dalla necropoli proviene una ricca suppellettile ceramica e vitrea nonché un nutrito corpus numismatico appartenente a un intervallo di tempo compreso fra la fine del III secolo d.C., il periodo di Costanzo II (337-361) e gli attacchi dei Vandali nel V. Gli oggetti vitrei, di tipo eminentemente funerario (lucerne) e da mensa (bicchieri e coppe) sono attestati tra IV e V secolo. La stessa datazione è applicabile al vasellame da mensa in sigillata africana e a quello in ceramica comune. Sono da notare anche i numerosi frammenti di anfore, in gran parte di origine africana (secoli III-V).
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Gli ipogei minori
In uso dal III al VI secolo, il cimitero è formato da tre nuclei principali. Un primo settore è quello comprendente 130 tombe, di cui 95 si trovano ai lati di un corridoio di 25 m di lunghezza scavato nella roccia per realizzare il collegamento con la Grotta di Fragapane, a sud. Il secondo nucleo (80 tombe) si trova invece a ovest della Grotta di Fragapane (necropoli di Villa Aurea). Il terzo settore si trova a sud e a ovest del Tempio della Concordia e, probabilmente, venne a costituire un sepolcreto da esso dipendente al momento (fine VI secolo) in cui l’edificio antico fu trasformato in Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Le tombe sono a fossa trapezoidale con copertura a lastre di arenaria. Sono presenti, tuttavia, anche sepolture a cassa in pietra lungo l’estremità settentrionale del sepolcreto. Dalla necropoli proviene una ricca suppellettile ceramica e vitrea nonché un nutrito corpus numismatico appartenente a un intervallo di tempo compreso fra la fine del III secolo d.C., il periodo di Costanzo II (337-361) e gli attacchi dei Vandali nel V. Gli oggetti vitrei, di tipo eminentemente funerario (lucerne) e da mensa (bicchieri e coppe) sono attestati tra IV e V secolo. La stessa datazione è applicabile al vasellame da mensa in sigillata africana e a quello in ceramica comune. Sono da notare anche i numerosi frammenti di anfore, in gran parte di origine africana (secoli III-V).
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Gli arcosolii delle mura meridionali
In un tratto delle mura parallelo alla moderna strada che unisce i Templi di Giunone e della Concordia, la cinta difensiva non è realizzata in elevato ma ricavata nel banco di roccia. Nella parete risultante furono realizzate sepolture ad arcosolio su più ordini sovrapposti e aventi dimensioni monumentali. L’assegnazione a epoca paleocristiana o bizantina si basa sul confronto tipologico con le sepolture della rotonda III della Grotta di Fragapane.
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