Le necropoli - monumenti Extra-Urbani:

Le necropoli di Akragas
Le sepolture si allineano lungo le arterie stradali che escono dalle porte della cinta muraria. Le necropoli, infatti, sono concentrate sul versante orientale della città, tra la Porta I e II, da cui partiva una strada che conduceva all’interno ed una che si dirigeva a Gela; sul lato settentrionale poco fuori la Porta IX, che si trovava lungo una strada principale che tagliava, con direzione nord-sud, la città; sul versante sud-occidentale, in un territorio, in linea d’aria compreso tra le porte VI e VII, e naturalmente esterno alla cinta muraria, lungo un complesso di strade che volgevano verso Eraclea Minoa.

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La necropoli di Montelusa
Questa vasta necropoli greca sorge sulla collinetta di Montelusa che si estende dalla foce del fiume Akragas verso la zona di Villaseta, ad ovest della città. Dal primo scavo regolare condotto nel 1945-46 dal Griffo, sono emerse una trentina di sepolture a cassa e a fossa, di cui tre presentano corredi di vasi del corinzio medio; le restanti si segnalano per corredi di tardo corinzio, vasi attici e locali, la cui datazione non va oltre la fine del VI sec. a.C. I ritrovamenti più antichi si datano al primo quarto del VI sec.a.C. e coincidono, a ragion veduta, con la data di fondazione della città, mentre le tombe più tarde non scendono sotto il V sec. a.C. L’ubicazione di questa necropoli fa pensare che la neo-fondata Akragas si servisse di un centro abitato presso la foce del fiume cui era stata data funzione di emporion.
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La necropoli di Contrada Pezzino
Al di fuori della Porta VII, con ubicazione nord-ovest, sorge la necropoli di contrada Pezzino. Le tombe sono collocate ai margini di una strada, larga circa due metri, con pendenza da nord a sud. L’utilizzo della necropoli abbraccia un arco di tempo che va dal primo quarto del VI sec. a.C. fino alla seconda metà-fine del IV sec. a.C. L’area sepolcrale si presenta affollatissima e varia è la tipologia delle tombe. Si va da tombe costruite con conci squadrati di tufo, tipiche del VI sec. a.C., a tombe a cassa in parte ricavate dalla roccia e in parte nella compatta terra vergine. Quest’ultima tipologia è frequente nella cultura sepolcrale del V e del IV sec. a.C. Di natura varia anche i corredi. Si riscontrano terracotte figurate, riconducibili alla seconda metà del VI sec. a.C., che raffigurano il tipo rodio-siceliota di Athena Lindia, il tipo della Demetra Kourotrophos, il tipo della kore ionica, il tipo del guerriero, nonché animali, uccelli e cani. La presenza di monete acragantine, in altre tombe, conferma l’ampio uso della necropoli durante il V sec. a.C, così come, allo stesso secolo, riconduce la tipologia del paesaggio funebre della necropoli, abbellito con edicole ed altari.
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La necropoli di Contrada Mosè
La necropoli sorge qualche chilometro ad est della città sull’antica strada che, volgendo verso la costa, conduceva a Gela. La tecnica di sepoltura dovette essere condizionata dal terreno argilloso di quest’area, dal momento che quasi tutte le tombe sono costruite in conci squadrati di arenaria. Dall’osservazione dei corredi, si evince che la necropoli fu utilizzata dalla fine del VI sec.a.C. e per tutto il V sec. a.C., almeno fino alla distruzione cartaginese della città (406 a.C.). La maggiore sepoltura, nel complesso delle tombe 1-2, presenta un corredo arcaico, costituito da vasi a figure nere ed armatura di bronzo, risalenti alla fine del VI sec. a.C. Il sarcofago marmoreo della tomba 8, con decorazione dipinta a meandro e kymation ed occhi apotropaici negli acroteri, è del tipo di fine VI sec. a.C. Una modesta ripresa dell’uso della necropoli si riscontra nel III sec. a.C.
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