Il circuito murario comprendeva un perimetro di circa 12 km e aveva forma pressoché rettangolare; esso seguiva la situazione geomorfologia del sito sfruttando la cresta delle alture e il margine superiore dei valloni. Le fortificazioni dei lati orientale e occidentale avevano andamento alquanto irregolare e si impostavano presso il margine superiore dei valloni anticamente percorsi dai fiumi Akragas e Hypsas, mentre il lato meridionale era costituito dalla cresta della Collina dei Templi. Lungo il percorso si aprivano forse dieci porte,
delle quali ne sono state sicuramente individuate nove: Porta I e II a est, Porta III, IV e V a sud, Porta VI, VII, VIII, IX a ovest; la Porta X era forse sul lato settentrionale, in corrispondenza della sella tra le due colline denominate Rupe Atenea e Colle di Girgenti, poste rispettivamente a quota 351 e 326 metri sul livello di mare. La fase dell’impianto della cinta muraria si data nell’ultimo ventennio del VI sec. a.C. ma sono documentati rifacimenti di epoca successiva, in relazione a particolari esigenze di difesa, tra la fine del IV e il III sec. a.C. Nella fase originaria la tecnica muraria è costituita dall’impiego di assise di blocchi parallelepipedi di calcarenite locale perfettamente squadrati e posti in opera con tecnica isodoma, alternativamente di taglio e di testa, a diretto contatto della roccia appositamente tagliata per il loro alloggiamento.
Del tratto orientale rimane la parte basamentale costituita dalla roccia intagliata nella quale sono state ricavate le tombe ad arcosolio di età paleocristiana e bizantina. Le fasi successive di IV-III sec. a.C. sono invece realizzate con un tecnica poco curata, utilizzando conci di riuso e blocchi appena sbozzati, posti con doppio paramento ed emplecton di pietrame minuto.
Le fortificazioni del settore orientale: Porta I e Porta II
La Porta I, di cui si conserva per un’altezza di 6 filari la spalletta orientale, si trova in corrispondenza di un vallone attraverso il quale passava una strada che conduceva al Tempio di Demetra e risaliva verso la parte alta della città. A ovest di essa, dopo un tratto rettilineo di mura lungo circa 40 metri, vi è il c.d. baluardo a tenaglia. Si tratta di una imponente opera difensiva composta da due settori di mura - dei quali il maggiore è lungo m 55 e spesso m 5 - che si congiungono ad angolo acuto e formano presso il vertice, sul lato esterno, un poderoso torrione di fortificazione. La struttura serviva a sbarrare un punto nevralgico delle mura di cinta, dove la linea naturale era interrotta da un profondo vallone.
La Porta II o Porta di Gela, si apre dopo alcune centinaia di metri dalla Porta I, nel punto in cui il displuvio roccioso sull’Akragas rientra in un taglio naturale lungo circa m 80, attraverso cui passa una strada incassata per una profondità di circa m 10, ricavata nel banco di roccia, che conserva parte delle carreggiate parallele. A questa porta faceva capo una delle più importanti arterie della città che serviva l’agora e la carreggiata che vi passava era in collegamento con le altre strade conducenti all’acropoli. Sulla parte alta delle pareti di roccia sono presenti piccole nicchie intonacate per l’inserimento di pinakes votivi mentre nel piano ad esse sottostante si trovavano alcune piccole fosse, resti di focolari e di un piccolo recinto quadrangolare forse riconducibili a culti di consacrazione delle fortificazioni. In alcuni punti, la parte sommitale della roccia era rinforzata da muri costituiti da filari di conci squadrati, in parte ancora conservati.
Le fortificazioni del settore meridionale: Porta III, IV e V
La Porta III si trova immediatamente a est del Tempio di Giunone in una rientranza obliqua rispetto alla linea delle fortificazioni attraverso la quale sono ben visibili i solchi di una carreggiata stradale. Nel IV sec. a.C. venne costruito un torrione a nord-est del tempio, per rinforzare il sistema difensivo; della struttura oggi rimangono parte delle fondazioni e del crollo dell'elevato.
Tra il Tempio di Eracle e il Tempio di Zeus doveva trovarsi la Porta IV o Porta Aurea, secondo una denominazione che risale all’età bizantina, la grande porta dell’emporion attraverso la quale secondo il racconto di Livio (XXVI, 40, 8-11) sarebbe entrato il console Levino nel 210 a.C. durante la conquista della città da parte dei Romani. Dell’antica porta oggi non rimane alcuna traccia e non è possibile precisarne l’esatta ubicazione: piuttosto che il varco tradizionalmente conosciuto come Porta Aurea e probabilmente frutto degli interventi di età bizantina, l’ingresso sembra individuabile nell’ampio taglio di circa 9 metri posto a sud del Tempio di Eracle, in asse con uno stenopos che verso nord giunge all’agora bassa e al ginnasio e, verso sud, conduce al Santuario di Asclepio; significativa è la presenza di piccole nicchie votive sulle pareti occidentali di tale ingresso. Più a ovest, a sud del Santuario delle divinità ctonie e del Tempio di Zeus si trova la Porta V, attraverso la quale passa una carreggiata che si immette nella plateia e che attraversava la città in senso nord-sud fino a Porta II; di tale carreggiata sono ben visibili i solchi nella roccia. Si tratta del settore monumentale delle fortificazioni che presenta il migliore stato di conservazione, sebbene si trovi in buona parte sotto forma di crollo. La porta, di tipo “sceo”, è difesa sul lato occidentale da un monumentale torrione che si sviluppa frontalmente per circa m 25 e da due torri minori poste ai lati del varco di ingresso in posizione più arretrata. La carreggiata che vi penetra costituisce una vera e propria “via sacra” che si immette direttamente nell’area dei santuari ctonî.
Il percorso delle mura nella Collina dei Templi
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Le fortificazioni del settore occidentale: Porta VI e VII
La Porta VI, detta anche “Porta di Eraclea”
si trova circa a metà del lato occidentale della cinta muraria, al fondo di una naturale rientranza che costituiva un punto di facile accesso alla città. A sbarrare tale vallone naturale fu realizzato un poderoso muraglione rettilineo a vari strati di conci disposti a gradoni con una porta larga circa 8,60 metri e profonda 12 metri, esternamente rafforzata da due poderosi torrioni. Poco oltre, in corrispondenza di un’altra rientranza del costone roccioso e di una carreggiata stradale proveniente dal sottostante vallone è la Porta VII.
Da essa procedeva la strada che conduceva alla necropoli greca occidentale di Contrada Pezzino e che era collegata ad un’altra strada interna alla stessa necropoli, entrambe ancora individuabili nelle incisioni nella roccia. La porta era rafforzata a nord da un muro rettilineo costituito da strati di conci disposti a gradoni e a sud da un muro a linea spezzata. A valle, a circa 120 metri in direzione sud-ovest, vi era una robusta torre lateralmente rinforzata da muri rettilinei, lunga circa 15 metri e larga 12,50 metri su un lato e 9 metri sull’altro, oggi conservata per un’altezza di 7 metri.
Le fortificazioni del settore nord-occidentale: Porta VIII e IX
Del circuito murario settentrionale restano poche tracce a causa
della moderna urbanizzazione del sito. La Porta VIII, ubicata nella zona dell’attuale stadio comunale, era percorsa da un’arteria nord-sud. Procedendo verso nord è ancora visibile la cresta sinuosa della roccia su cui le fortificazioni erano impostate, a destra e sinistra dell’odierna via Esseneto sino all’incrocio con la via Manzoni. In quest’ultimo tratto si apriva la Porta IX, anch’essa percorsa da una strada nord-sud che si addentrava nel vallone sottostante le pendici sud-occidentali della Rupe Atenea. Sulle pareti della Porta IX, analogamente a quanto è documentato per Porta II e Porta IV, si trovano decine di nicchie per l’inserimento di pinakes votivi.