La Provincia Sposta chiudi Alessandria della Rocca km 53 da Agrigento Alessandria della Rocca, posta a nord della provincia di Agrigento tra i comuni di Bivona, Cianciana, San Biagio Platani, S. Stefano Quisquina; situata a 533 m. slm, sui pendii delle colline Pizzo La Menta e Culma. Siede sopra un altopiano leggermente inclinato da oriente ad occidente ed ha una superficie di ettari 5793.97 costituita in maggior parte da terreno marnoso-argilloso. Il territorio alessandrino attraversato dai fiumi Turvoli (affluente del Platani) che nasce dai monti di Cammarata, e dal Rifesi o Gebbia, affluente del Magazzolo, che nasce dai monti di Palazzo Adriano. Il clima tiepido in primavera ed in autunno, rigido in inverno, caldo-umido in estate a causa dell'esposizione a ponente. Sorge secondo un impianto ortogonale su croce di strada: sull'attuale via Umberto I, su cui si innesta ortogonalmente e centralmente un secondo asse, di maggiore larghezza e perfettamente rettilineo, tagliato all'epoca della fondazione e cio con la via Nicol Barresi, oggi via Roma. La pianta a crociera, semplice, ma indubbiamente esempio di una struttura "classica", segno di ordine architettonico: via Nicol Barresi, oggi via Roma, si incrocia, ai quattro canti, con la via Umberto I. Li Quattro Canti, o come vuole il linguaggio alessandrino, "li Quattru Cantuneri", dividono a croce il paese, creando i quartieri principali. Oltre ai Quattro Canti, che segnano la struttura interna dell'abitato, quattro croci, sistemate alle "allora" estremit del comune, ne segnavano quella esterna. Infatti, oltre alla croce posta al Calvario, e quella ancora esistente all'interno della Villa Comunale, altre due, in legno, erano situate, diametralmente opposte a queste, alla Portella ed al Convento, (quest'ultima esistita fino agli anni '50). Sposta chiudi Cianciana km 47 da Agrigento Nella media valle del Platani, antica terra dei Sicani, a pochi chilometri dal mare africano, su una collina a 390 m sul livello del mare, sorge CIANCIANA, che con le sue case occupa il territorio che fu' di antiche e prosperose citta' delle quali, storicamente, poco si conosce nonostante i numerosi reperti archeologici e le insistenti leggende: la Massa o Villa Chincana di epoca romana, la Kalat-Ibla'tar saracena e Cianciania, sorte in epoca normanna alla periferia sud-est dell'attuale centro abitato e di cui fu primo signore, il nobiluomo catanese Bartolomeo Da Brindisi. Sposta chiudi Casteltermini km 38 da Agrigento Il nome Casteltermini e' la contrazione di "Castello della famiglia Termini" dal nome della famiglia del fondatore. Il borgo nacque nel 1629 con "licentia populandi" ad opera del nobile Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri sul territorio gia' abitato della Baronia di Chiuddia, appartenente alla Contea di Cammarata. Il paese ebbe il suo periodo di massimo sviluppo nella seconda met dell'ottocento grazie alla presenza di numerose miniere di zolfo (Cozzo Disi, Roveto, Scironello, Mandravecchia e diverse altre). Sposta chiudi San Biagio Platani km 37 da Agrigento Virtual Tour 2011 3D Il 3 ottobre del 1635 Giovan Battista Gerardi ottenne la Licentia Populandi al costo di 200 onze. E' questa la data che segna la fondazione di San Biagio, a cui successivamente stato aggiunto nel 1863 il nome Platani per distinguerlo dagli altri centri che esistono in tutta Italia. Tra tutte le manifestazioni che celebrano la Santa Pasqua, quella che si svolge a San Biagio Platani sicuramente una delle pi suggestive. Questo rito che nasce dal culto della Madonna e di Cristo, pone le sue radici nel '700, quando ancora il paese non contava mille abitanti. A questa tradizione si deve la nascita delle due confraternite, Madunnara e Signurara, che con tanta passione rinnovano di anno in anno questa meravigliosa manifestazione. Questa divisione del paese nelle due confraternite non da origine ad un antagonismo violento, ma ad una competizione vivacissima ed appassionante, che si conclude la notte di sabato, quando ciascuna confraternita allestisce la parte del corso che le compete. La preparazione, che inizia qualche mese prima della Pasqua, richiede una grande quantit di materiale, tutto rigorosamente concesso dalla natura. Quelli pi largamente usati sono le canne, il salice, l'asparago, l'alloro, il rosmarino, i cereali, i datteri, e il pane, ognuno dei quali ricco di un alto significato simbolico. La parte pi importante costituita dagli archi centrali, origine storica della manifestazione, sotto i quali la domenica mattina avviene l'incontro tra Ges risorto e la Madonna. Di anno in anno, viene cambiata l'estetica del corso, mentre resta invariata la struttura architettonica, costituita dall'entrata, dal viale e dall'arco. L'entrata rappresenta la facciata di una chiesa, il viale la navata e l'arco, opposto all'entrata, l'abside della chiesa stessa. Il suo significato religioso molto evidente, volendo rappresentare il trionfo di Cristo sulla morte. Ma gli archi affondano le sue radici nella miseria in cui versava la popolazione nel '700, il cui allestimento serviva appunto a far dimenticare la povert. Oggi sono cambiate molte cose, e pur continuando ad avere un significato religioso, hanno lo scopo di attirare una grande folla di cittadini e forestieri per assistere a questo spettacolo religioso, culturale ed artistico. Sposta chiudi Sant'angelo Muxaro km 30 da Agrigento Sulle pareti di gesso cristallino della collina di SantAngelo, tantissime sono le tombe rinvenute. Gran parte di esse sono di forma rotonda a pseudo-cupola conica, detta a Tholos e richiamano le costruzioni funebri principesche della Grecia micenea. Generalmente contenevano un gran numero di cadaveri (in una furono ritrovati 35 teschi) e ci fa pensare ad un uso domestico o dinastico. Fra queste tombe la pi monumentale la "Grotta del Principe", formata da due grandi camere circolari comunicanti; una anteriore molto grande (diam. m. 8,8) e la seconda pi internata e di dimensioni pi ridotte, presenta intagliato nella roccia un lettuccio funebre. Echiamata anche "Grotta Sant'Angelo", dal nome del santo protettore che secondo la tradizione avrebbe scelto la grotta per il suo eremitaggio dopo averla liberata dal demonio. Dei diversi ritrovamenti archeologici in Sant'Angelo Muxaro si ha notizia sin dal '700, dopo che nella collezione privata del Vescovo Mons. Lucchesi Palli comparvero quattro coppe doro provenienti da questarea di cui due decorate con figure di tori disposti tuttattorno ad un omphalos centrale. Di questi stessi oggetti se ne parla in diversi scritti di viaggiatori che qui fecero tappa, come il Principe di Biscardi (Viaggio per tutte le antichita' della Sicilia) , il Barone Von Riedesel e il pittore francese Jean Houel che oltre a descrivere gli oggetti con un disegno, accenna anche al posto del ritrovamento: "au found dun tombeau, dans un village antique aujourdhui appelle' Sant'Angelo". Sempre grazie a Houel si appreso che al momento della sua visita solo una delle due coppe era presente, poich laltra era stata venduta ad un inglese, passando successivamente alla collezione di Lord William Hamilton, ambasciatore presso il regno delle due Sicilie, per giungere e restare tuttora al British Museum. Intorno all800 circa SantAngelo Muxaro assume una posizione di particolare rilevanza nel contesto del panorama archeologico siciliano dato che nella parte pi bassa della collina che volge a mezzogiorno come anche in altri punti non proprio limitrofi al monte di SantAngelo, contadini del posto scavarono decine di tombe rinvenendo oggetti, vasi e materiale archeologico in numero incalcolabile. I contadini del luogo caricavano tali reperti in apposite ceste e con muli ed asini, percorrendo antichi sentieri e trazzere li portavano ai mercati di Agrigento e Palermo. Molti di questi oggetti finivano a far parte di collezioni private altri nei musei delle citt. Di particolare importanza nel 1927, fu il ritrovamento ad opera di uno dei contadini santangelesi, di un pesante anello doro (32.5 gr.) oggi esposto al museo regionale di Siracusa, con castone ellittico raffigurante una vacca che allatta un vitellino. L'importanza del centro e dei ritrovamenti suscit lattenzione di tanti studiosi, primo tra tutti Paolo Orsi, il pi grande archeologo della Sicilia di quegli anni. Questi, dopo aver condotto esplorazioni nelle altre necropoli indigene siciliane, come Pantalica, Cassibile ecc,sognava di poter esplorare anche larea di SantAngelo Muxaro. Part, cosi, una fortunatissima campagna di scavi che dur dal 1931 al 1932 e nella quale lOrsi pot contare sulla preziosa collaborazione di Umberto Zanotti Bianco. Gli scavi iniziarono sulla parte Sud-Est del colle e in poche settimane si riport alla luce un patrimonio inestimabile: tombe pre-protostoriche (XII-V sec. a.C.) grandissime, monumentali, senza eguali in tutta la Sicilia, ricche di corredi funebri e metallici. La pi importante per monumentalit, la Grotta del Principe o Grotta SantAngelo. Nello stesso costone, fu anche rinvenuto un gruppo di sei tombe a tholos, tutte nella parte alta del colle. Altre dodici, infine, di dimensioni pi ridotte a semplice grotticella erano poste gi in basso sul costone di una regia trazzera. Tantissimo il materiale rinvenuto in queste grotte. Del sepolcro V lo stesso Orsi cos scrisse: una monocella a cupola con serraglia rovesciata in cavo, di mt. 4,60/4,75 di diametro e mt. 2,95 di altezza: un letto funebre con cozzale a gradinetto di piccoli massi nel senso della lunghezza, letto coperto da una coltre funebre formata da un sottile strato di gesso lucente e trasparente formatosi con gli stillicidi nei secoli; attraverso questa coltre vetrificata sintravedono le briciole di due scheletri decomposti messi uno a rincalzo dellaltro e di essi uno adagiato sul capezzale roccioso anzi pi esattamente sugli avanzi decomposti di un capezzale igneo decorato di occhi di dado e di punte di cuspidi; preziosa reliquia di cui un solo frammento pervenimmo a salvare. Ma vera di meglio: alla mano sinistra di uno dei due morti, o rispettivamente alla destra dellaltro, sintravedeva sotto un grumo cristallino, il grosso e pesante (54,8 gr.) anello submiceneo colla rappresentanza ad intaglio profondo, condotto in maniera molto realistica, di un lupo coi suoi unghioni, con tracce di rosso (forse erano dei suggelli) nel cavo; donde ci piacque assegnare questo insigne sepolcro alla trib del lupo. Ai piedi del cadavere una grossa kotyle ed una salierina nero ebano nonch un boccale panciuto a fasce nere. Allinterno della stessa tomba, sicuramente la piu ricca, furono oltre cento gli oggetti rinvenuti di cui ottanta sette vasi in ceramica e numerosi rottami. E comunque anche le tombe minori furono trovate colmi di vasi, crani, ossa e corredi funebri. Nel 1976 lIstituto di Archeologia dellUniversit di Catania sotto la direzione del Prof. Giovanni Rizza e in collaborazione con la Sovrintendenza alle Antichit di Agrigento riprese le ricerche a SantAngelo Muxaro e effettu degli scavi. Uno degli scavi presso la necropoli, permise di rinvenire una tomba detta A, ancora intatta. Mt. 3,30/2,10 di diametro circa e di mt. 2,10 di altezza. In quella occasione vennero riportate alla luce cinquanta vasi, fibule di bronzo e di ferro e un gran numero di cadaveri. I vasi di produzione indigena risultarono molto particolari ed interessanti poich peculiari della cultura e lo stile propri della ceramica di Sant Angelo Muxaro. La necropoli del monte di SantAngelo Muxaro rappresenta la parte pi esterna di un sito archeologico molto pi ampia. Essa assume una posizione tale da far pensare ad una barriera insormontabile posta a protezione di una pi importante area, quella del Monte Castello, sulla cui sommit pianeggiate gli studiosi sono ormai concordi nel collocare la sede dellantica e mitica fortezza dei Sicani: Kamikos. Qui sono state rinvenute centinaia di tombe, sia a tholos che a forno. Le pi spettacolari risultano sicuramente le cosiddette Grotticelle: unalveare di tombe scavate nella roccia. Dallarea di Monte Castello, inoltre, provengono diversi importanti ritrovamenti tra cui, il famoso lanello con la vacca che allatta il vitellino. Tutto il materiale archeologico riportato alla luce dal territorio santangelese si trova oggi custodito nei musei di Sicarusa, Palermo, Agrigento, mentre al British Museum di Londra si trova la coppa doro decorata a sbalzi raffiguranti sei torelli a circolo. I due anelli doro, uno con la figura del lupo e laltro con la figura della vacca e la coppa, rappresentano un raro tesoro di oreficeria di manifattura indigena, con richiami a modelli minoico-micenei. Questi ori, insieme allincalcolabile quantitativo di materiale archeologico, la particolarit dellarchitettura funeraria riscontrata nel territorio santangelese e il richiamo allambiente egeo ci conducono al potente popolo dei Sicani. Proprio in questa valle i Sicani riuscirono a rafforzare la loro presenza, controllando il traffico di merci e di prodotti di vitale importanza e riuscendo anche a vigilare sulle vie di comunicazione interne, come il fiume Platani, che dalla costa africana si spingevano verso linterno della Sicilia assumendo, di conseguenza, un ruolo strategicamente nevralgico per gli equilibri economici e politici di quei tempi. Qui i Sicani costruirono la capitale del loro regno: la mitica e forte Kamikos del re Kokalos, identificata oggi in SantAngelo Muxaro. Sposta chiudi Cattolica Eraclea km 41 da Agrigento La fondazione avvenne intorno al 1612 a seguito di una licentia populandi (cosi' allora veniva chiamato il permesso di costruire un insediamento abitativo) ottenuta da Blasco Isfar et Corillas dal Re di Spagna ed il nome attribuito all'insediamento fu quello di Cattolica proprio in ossequio a Sua cattolicissima Maesta', il re Filippo III. La nuova citta' venne presto elevata al rango di baronia e poi di ducato. La denominazione attuale di Cattolica Eraclea venne stabilita da un Regio decreto del 1874, che aggiunse al nome originario quello dell'antica colonia greca Eraclea Sposta chiudi Montallegro km 29 da Agrigento Anticamente il borgo sorgeva in alto , precisamente nel sito ove le rovine del vecchio abitato , in strategica posizione difensiva dalle incursioni barbaresche abbandonate nel XVII secolo , possono oggi essere raggiunte mediante una scala incavata nella roccia. Esse appaiono interessanti al visitatore per il desolato , ma suggestivo spettacolo della solitudine che vi regna , atta ad insinuare emozioni e pensieri. Nel 1610 Montallegro era feudo di Nicolo' Montaperto , il quale , per debiti contratti nel 1619 , dovette vendere la baronia al principe di Castiglione. Quindi divenuto il feudo possesso della famiglia Gioeni dei principi della Petrulla , il borgo fu fondato nel 1663 da un discendente di questa famiglia , il quale per privilegio accordato da Filippo III , ottenne di fregiarsi del titolo di duca D'Angio'. Sposta chiudi Ravanusa km 50 da Agrigento Il nome Ravanusa deriva dal greco bizantino Rafanusa che significa "ricco di verdure". Il primo nucleo fu fondato dai Normanni. Successivamente si avvicendarono nella baronia della cittadina prima la nobile famiglia Palmeri poi i Tagliavia. Adagiata su un fertile pendio, Ravanusa vanta una grossa produzione di uva della variet detta "Italia", ma anche di uva da mosto, mandorle e olive. Spiccato e' l'allevamento di ovini, bovini e caprini grazie alle numerose aree adibite a pascolo. Tipica e' la lavorazione artigianale di oggetti in legno e ferro. Fra i vari monumenti da visitare spiccano la Chiesa Madre dedicata a S. Giacomo Apostolo del XVII secolo, la Chiesa di Santa Croce e il Palazzo Sillitti eretto nel XIX secolo. Sposta chiudi Campobello di Licata km 49 da Agrigento Il borgo fu fondato nel 1681, quando il Duca di Montalbo Raimondo Ramondetta ottenne da Carlo II di Spagna la "licentia populandi". Nel 1812 il comune divenne autonomo con l'abolizione dei diritti feudali. Rilevanti fra i monumenti sono la Chiesa Madre dedicata a S. Giovanni Battista edificata nel XVIII secolo con una tipica facciata in stile barocco e la Chiesa dell'Addolorata risalente al XVIII secolo. Sposta chiudi Foce del Platani km 50 da Agrigento Fondata dai duchi Carlo e Giulio Tomasi, antenati di quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che sarebbe divenuto uno dei massimi scrittori del Novecento, Palma di Montechiaro conserva un ricco patrimonio monumentale in cui si riconoscono luoghi e ambienti che hanno ispirato alcune pagine del romanzo 'Il Gattopardo', cui e' stato dedicato un Parco Letterario. La citta' fu organizzata seguendo un piano urbanistico di forte valenza mistico-religiosa : da qui le numerosissime chiese barocche, il monastero, il convento, che conservano al loro interno pregevoli dipinti, statue e reliquie di santi. Qui ancora sopravvivono i ruderi imponenti del Castello Chiaramontano, edificato su un costone roccioso a picco sul mare. Le spiagge di Marina di Palma occupano un posto di rilevo per la finezza delle sabbie e il colore cristallino del mare. Pregevole infine la tradizione dolciaria con i 'pasticcini mandorlati del Gattopardo' che si possono tuttora comprare dalle suore del Monastero di Palma di Montechiaro. Sposta chiudi Racalmuto km 21 da Agrigento Furono gli Arabi a dare a Racalmuto questo nome. Rahal Maut pu essere tradotto "Villaggio diroccato", perch sorgeva sopra le rovine di un altro antico paese, forse di origine sicula o colonia agrigentina. Gli Arabi si stabilirono qui con piccoli nuclei di coloni, dediti all'agricoltura. Sorgeva, infatti, su una vallata fertile e irrigata da acqua abbondante. Probabilmente il piccolo villaggio era difeso da un Castello. Il geografo Edrisi ne situa, infatti, proprio uno dove sorgeva Racalmuto. Nel 1038, il Castello fu espugnato dai Bizantini e, nel 1087, dai Normanni, che rasero al suolo il villaggio. Il conte francese Roberto Malcovenant, che seguiva i Normanni in Sicilia, venne nominato barone di Racalmuto. Successivamente, la terra di Racalmuto venne concessa alla famiglia Barrese che eresse, nel 1229, l'importante fortezza del "Castelluccio", per meglio difendere il paese. Dopo la guerra del Vespro, gli Aragonesi spogliarono i Barresi dei loro domini che vennero concessi, qualche anno dopo, alla famiglia Chiaramonte. A seguito del matrimonio di Costanza Chiaramonte con il marchese Antonio Del Carretto, nel 13O7 Racalmuto pass a questa famiglia. Ma l'antico paese non esisteva pi, e il luogo dove prima sorgeva ero stato chiamato Casal Vecchio. Una grave pestilenza, nel 1355, decim la popolazione, ma la citt risorse, nel 1400, grazie ai provvedimenti di Matteo Del Carretto. Il Castello venne restaurato e torn ad essere abitato Nel 15O3, un avvenimento religioso scosse la vita del paese: la venuta della Madonna del Monte. Una tradizione mariana che rimarr nel cuore dei fedeli. Sino al 1576, Racalmuto fu dominio baronale, ma, dall'anno successivo, divenne Contea e alla fine del XVI secolo, contava oltre 4.000 abitanti. Si arricchisce di conventi, monasteri, chiese, collegi, ed ha anche un ospedale. Il maggior tempio viene dedicato all'Annunziata. Nel 1600, fiorisce l'opera dell'artista racalmutese Pietro D'Asaro (il monocolo racalmutese). Nel 1700, la decadenza di Racalmuto fu molto evidente e dovuto a soprusi e tasse esose. Pass alla nobile famiglia Gaetani (1739), e un secolo dopo, a quella dei Requienses. Nel secolo scorso divenne un importante centro minerario ed ebbe un certo incremento anche l'industria del sale. Oggi cresciuta l'attivit agricola e decaduta quella mineraria. Ha dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia. Sposta chiudi Grotte km 20 da Agrigento Si vuole che il presente nome di Grotte sia originario dal termine punico "Erbessus" , nel quale idioma essa sta a significare "Mons Foveae" ovvero abbondante di grotte (dal latino volgare "gruptae", corruzione del classico "cryptae") cio "Monte Incavato". Poich il territorio di Grotte, per lo pi natura calcarea, abbonda di spelonche e caverne, si pensa che Grotte sia sorto sulle rovine dell' antica Erbesso di cui paela Polibio, distinta per dall'altra Erbesso in provincia di Siracusa, pur essa ricca di grotte e di caverne. Il territorio di Grotte, dove a perdita d' occhio, si distendono vigneti e mandorleti, presenta delle caratteristiche naturali come il monumentale masso roccioso della "Pietra" ("Rocca Petra" in siciliano) con bucherellato di grotte preistoriche. Interessanti dal punto di vista archeologico e storico i loculi della "Scintilla" a pochi chilometri dal centro abitato. Sposta chiudi Comitini km 17 da Agrigento A 15 km circa da Agrigento, si erge, su un rilievo sottostante il colle Cumatino, il piccolo paese di Comitini. La chiesa Madre, accostata al cinquecentesco palazzo baronale, che svetta in alto tra le case in gesso degli antichi zolfatari, imprime un'immagine di rara bellezza e immediata sensazione di un luogo fiabesco. Il punto di partenza per chi desidera visitare il centro abitato, e' la bellissima Piazza Umberto I rimasta quasi intatta dalle origini ed armoniosamente incastonata nel contesto suggestivo dei suoi palazzi ottocenteschi che rievocano un passato florido. Il cinquecentesco Palazzo Bellacera, sede della prestigiosa biblioteca ricca di oltre 11.000 volumi, ospita nei piani superiori l'Antiquarium, che espone reperti archeologici a testimonianza di 7.000 anni di storia delle civilt che hanno operato in questa parte del territorio siciliano. Dal Palazzo, un matroneo consente ancora l'accesso alla Chiesa Madre, oggi consacrata a S. Giacomo A. M. Sposta chiudi Aragona km 15 da Agrigento Le origini e la storia di Aragona sono strettamente legate al feudo Diesi e alla famiglia Naselli che venne in possesso del feudo il 6 Ottobre 1499 in seguito al matrimonio di Baldassare I Naselli, barone di Comiso e Isabella Montaperto, la quale portava in dote i feudi Diesi, Brucali e Macaluba. Il settore agricolo privilegia la coltivazione di mandorle, olive, grano e pistacchio, prodotti che vengono esposti nella tipiche Fiere paesane nei mesi di settembre e ottobre. Cospicuo e' l'allevamento di bovini e ovini. Spiccano fra i monumenti la Chiesa della Mercede del 1623 con il vicino ex convento dei Padri Mercedari, la barocca Chiesa del Purgatorio preceduta da una maestosa scalinata e la Chiesa del Carmine del XVIII secolo.Da menzionare anche la Chiesa Madre del XVII secolo che conserva un Presepe del 1700 con originali statue a grandezza naturale. Sposta chiudi Santa Elisabetta km 19 da Agrigento Venne fondata dal nobile Nicola Montaperto nel 1620 e molto presto vi si insediarono soprattuttto pastori della vicina Raffadali. Ma la zona e' stata certamente abitata in epoca assai remota. Sul versante settentrionale della vicina collina Kelli sono state rinvenute, intatte, tombe sicane del primo millennio avanti Cristo. Ma tutta la zona e' di grande interesse archeologico e non mancano, di anno in anno, spedizioni scientifiche che portano alla luce reperti interessanti.Santa Elisabetta ha scritto importanti capitoli nella storia della nascita del movimento operaio in Sicilia. Nel periodo dei "fasci siciliani" e durante le lotte contadine del dopoguerra. la citta' e' stata protagonista di eventi significativi. Sposta chiudi Joppolo Giancaxio km 13 da Agrigento Ioppolo Giancaxio conta, oggi, poco piu' di 1.500 abitanti, fra cui molti anziani e donne. La principale risorsa della citta' da sempre e' stata l'agricoltura. Vi si producono soprattutto frumento e fave. Negli ultimi decenni ha avuto un discreto sviluppo la coltura dei melloni. Il paese ebbe origine nel periodo della dominazione araba, Iancaxi era il nome del possessore musulmano del feudo. Nel 14O6 assunse l'attuale denominazione Ioppolo, deriva dal cognome di Rosalia, figlio di Giovanni Antonio Ioppolo, e moglie di Gabriele Colonna Romano, marchese di Fumenedisi, che fece edificare sul territorio di Giancaxio 87 case nel 1696, e chiamo' il nuovo agglomerato urbano 'Ioppolo' in ricordo della consorte. Il paese sorge a 450 metri sul livello del mare e si estende su una superficie di 20 chilometri quadrati. Il suo territorio e' attraversato dal fiume Akragas o Drago. Molto sentite sono le feste dedicate a San Giuseppe e alla Madonna del Carmine e soprattutto la pastorale del 6 Gennaio. Sposta chiudi Raffadali km 16 da Agrigento Sito in una conca tra fertili campagne, Raffadali annovera una cospicua produzione di uva, cereali, mandorle, frutta e pistacchi che vengono esposti nelle annuali Fiere che si tengono nei mesi di luglio e di ottobre. Fiorente l'allevamento di ovini, bovini, equini e l'apicoltura. Il nome Raffadali deriva dall'arabo Rahal-faddal che significa "casale eccellente". Importanti sono da visitare il Palazzo dei Montaperto eretto nel XVIII secolo e la Chiesa Madre, divenuta Arcipretura nel 1574, che conserva un sarcofago del III secolo d.C. Sposta chiudi Favara km 13 da Agrigento Grosso centro agricolo, Favara si distingue per la coltivazione di uva, mandorle e cereali prodotti che si possono assaggiare ogni anno nella Fiera che si tiene nel mese di Ottobre. Nel mese di Settembre si svolge poi la Fiera del Bestiame in cui sono esposti bovini, ovini e polli. Il nome Favara deriva dall'arabo Fawar che significa 'sorgente' per i numerosi corsi d'acqua presenti su tutto il territorio. Fra gli edifici pi rappresentativi citiamo il Castello dei Chiaramonte con tipica cappella araba, la sontuosa Chiesa Madre del XVII secolo che conserva un Crocifisso ligneo, la Chiesa del Purgatorio eretta nel 1626 e la Chiesa del Rosario del XVIII secolo di gusto barocco con uno splendido soffitto a cassettoni. Sposta chiudi Racalmuto - Canicatt - Campobello di Licata KM. 20/30 La fertilit del terreno e il clima particolare hanno reso questarea della provincia il luogo ideale per la coltivazione di alberi da frutta, grano e soprattutto della vite, settore trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Racalmuto molto nota per aver dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia, che qui trascorse gran parte della sua vita e che seppe descrivere sapientemente lambiente e la varia umanit della sua Regalpetra. Racalmuto Caniccatt Campobello di Licata Sposta chiudi Racalmuto - Canicatt - Campobello di Licata KM. 20/30 La fertilit del terreno e il clima particolare hanno reso questarea della provincia il luogo ideale per la coltivazione di alberi da frutta, grano e soprattutto della vite, settore trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Racalmuto molto nota per aver dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia, che qui trascorse gran parte della sua vita e che seppe descrivere sapientemente lambiente e la varia umanit della sua Regalpetra. Racalmuto Caniccatt Campobello di Licata Sposta chiudi Racalmuto - Canicatt - Campobello di Licata KM. 20/30 La fertilit del terreno e il clima particolare hanno reso questarea della provincia il luogo ideale per la coltivazione di alberi da frutta, grano e soprattutto della vite, settore trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Racalmuto molto nota per aver dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia, che qui trascorse gran parte della sua vita e che seppe descrivere sapientemente lambiente e la varia umanit della sua Regalpetra. Racalmuto Caniccatt Campobello di Licata Sposta chiudi SANT'ANGELO MUXARO - SAN BIAGIO PLATANI KM. 30/36 Abbarbicato su di una collina solitaria, il caratteristico paesino di SantAngelo Muxaro stata identificato come la capitale del regno dei Sicani. Secondo la mitologia fu Dedalo a progettare la citt per il re Kokalos, per ringraziarlo dell'ospitalit resagli quando era in fuga da Minosse. Ricchissima larcheologia in questa zona: tombe, preziosi gioielli, vasi in ceramica, coppe doro, corredi funebri di inestimabile valore, a testimonianza del prestigio raggiunto dallantica civilt sicana. E inoltre sentieri, mulattiere di campagna, grotte di interesse speleologico fanno di SantAngelo Muxaro unincantevole meta per vivere la natura ancora incontaminata. A circa 4 km, risalendo il fiume Platani, troviamo San Biagio Platani, incantevole oasi di natura e tradizione: una vallata incontaminata ricca di flora e fauna, di masserie dove gustare i prodotti tipici della terra, e dove ogni pasqua rivive lantica festa degli Archi: addobbi di eccezionale rarit fatti di pane e altri cereali per rappresentare la via crucis e la resurrezione. Sposta chiudi Caltabellotta km 64 da Agrigento Abbarbicata sui pendii di una montagna, di fronte ad un incantevole paesaggio, Caltabellotta, nota come “la città presepe”, conserva un originale aspetto urbanistico di tipo gotico: casine raggruppate una sull’altra, splendidi portali, vicoli scoscesi alternati a gradinate, stradine basolate, archi di pietra che si allargano in suggestive piazzette. Suggestiva e gioiosa è l’atmosfera natalizia con il presepe vivente, unico nel suo genere, con canti e musiche per vivere la natività tra passato e presente. Numerosi sono i segni della millenaria storia della cittadina: chiese, conventi, pregevoli opere d’arte, i ruderi del castello normanno, dove nel 1302 veniva firmato il famoso Trattato di Caltabellotta, simbolo della pace conclusa tra gli Angioini di Napoli e gli Aragonesi di Sicilia. Pregevole infine è la produzione di olio d’oliva e di formaggi tipici. Sposta chiudi BURGIO KM. 68 Burgio un antico borgo medievale ricco di storia e cultura: pi di un centinaio di portali in pietra lavorata di epoca ottocentesca, chiese normanne ornate di statue di pregevole fattura, un castello medievale e conventi cinquecenteschi. A Burgio troviamo la fonderia Virgadamo che, nata nel 500 e unica in Sicilia, fonde ancora il bronzo secondo lantica tradizione per realizzare campane presenti in tutto il mondo. E ancora larte della ceramica, che nelle numerose botteghe cittadine da secoli ci ammalia con i suoi vivaci colori e personalissimi disegni. Tutto ci insieme alla rigogliosa riserva naturale del bosco dei Sicani fa di Burgio unattrazione turistica di primordine nelle vicinanze di Agrigento. Sposta chiudi CAMMARATA - SANTO STEFANO QUISQUINA KM. 60 Nel cuore dei monti Sicani, nel territorio dei comuni di Cammarata e Santo Stefano Quisquina si estende la riserva naturale orientata di Monte Cammarata: boschi rigogliosi, sentieri di campagna, piante e uccelli ormai rari, aree attrezzate, piste ciclabili per godere la natura nella sua veste pi bella. L'area dotata anche di un centro-monta per cavalli della razza 'Franches-Montagnes' e della razza 'Sanfratellana' utilizzati dal personale del Corpo Forestale della Regione Siciliana per servizi in zone particolarmente accidentate. Immerso in un boschetto di querce, a 986 m. sul livello del mare, troviamo l'eremo nel quale si era ritirata Santa Rosalia tra il 1150 ed il 1162, figlia del signore di quelle terre, prima di trasferirsi sul Monte Pellegrino a Palermo. Notevole nella zona la produzione di formaggi locali, di olio, carne, miele e frutta e lartigianato con la lavorazione di legno, ferro, vetro e la particolare confezione di esplosivi per fuochi pirotecnici. Sposta chiudi Santo Stefano Quisquina km 71 da Agrigento Il Paese si trova nella maestosa e amena valle del Magazzolo. Sorge a 732 metri sul livello del mare e dista 73 chilometri da Agrigento. Il territorio ricco di acque e di terre fertili ha subito diverse dominazioni e civilt (sicane, musulmane, normanne, austriache e spagnole), ma i primi dati certi risalgono al 1729 quando il paese venne dedicato a S. Stefano, probabilmente perch larea coronata da monti, dal greco STEFANOS che vuol dire corona. Sono da visitare le belle costruzioni del Settecento e in particolare e la Chiesa Madre del XVI secolo dedicata a S. Nicola di Bari che conserva un Crocifisso ligneo intagliato, la Chiesa del Santuario di Santa Rosalia, posto in luogo ameno, ricco di vegetazione e situato tra i monti Cammarata e delle Rose. Insigni sono le architetture urbane come il Palazzo Baronale dei Ventimiglia del 1745 e la splendida Fontana del XVIII secolo sita in piazza Castello. Il territorio , in gran parte, adibito a pascolo. Non manca l'attivit artigianale. Sposta chiudi SAN LEONE - Le Dune KM. 5 San Leone meta di soggiorno e svago balneare, animatissima nelle serate estive e nei fine settimana per locali che costeggiano il lungomare e le spiagge. La zona spesso battuta dai venti e per questo vero paradiso per kite e windsurf. Il mare comunque molto calmo per lunghissimi tratti grazie alla presenza, a pochi metri dalla riva, di scogli affioranti che fungono da barriera e ideale quindi per i bambini. Suggestiva e gradevole anche nei mesi invernali, durante i quali, grazie ad un clima che si mantiene sempre mite, si pu godere di unaria salubre in completo relax. Sposta chiudi Porto Empedocle km 8 da Agrigento Per secoli Porto Empedocle e' stata tra i migliori e piu' attivi porti della Sicilia. Dominata dall'antica e imponente Torre Carlo V, la cittadina conserva la sua vocazione di porto peschereccio e commerciale e gode di un lungo litorale di ampie e belle spiagge dalla sabbia dorata. Qui troviamo la casa natale di Luigi Pirandello, sede di un interessante museo che conserva fotografie, lettere originali, locandine teatrali, il collare del premio Nobel ricevuto dallo scrittore nel 1934 e tanto altro. Nel giardino della casa, nei pressi di un pino solitario, sono state collocate le ceneri dello scrittore la cui opera trasse ispirazione dall'ambiente e dalla varia umanita' della citta' natale. Porto Empedocle ha dato i natali anche a un altro celebre scrittore dei nostri giorni, Andrea Camilleri, i cui romanzi sono ambientati a 'Vigata', luogo ideale delle memorie d'infanzia che egli visse a Porto Empedocle. Sposta chiudi Realmonte, Scala dei Turchi - 15 da Agrigento Grazioso centro agricolo a pochi metri dalla costa, Realmonte si distingue per la ricca produzione di uva, cereali, mandorle e ulivi. Fiorente e' l'allevamento di ovini. Dal sottosuolo vengono estratte considerevoli quantita' di salgemma e sali di potassio. Tipica e' la lavorazione artigianale di oggetti in legno e ferro. Il nome Realmonte deriva dal latino Mons Regalis che significa "Montagna del re". Il primo borgo venne fondato nel XVII secolo dai signori Alimena duchi di Castrofilippo e a questa nobile famiglia rimase sino al 1812, anno dell'abolizione della feudalita'. Spicca fra i monumenti la Chiesa Madre dedicata a S. Domenico eretta nel 1700. Il piccolo paese di Realmonte e' noto e unico al mondo grazie alla Scala dei Turchi: una scogliera bianca sulla quale il vento e la pioggia hanno scavato una gradinata naturale. Lo spettacolo di colori e' qui unico: il bianco degli scogli reso pi forte dalla luce del sole si introduce tra l'azzurro del cielo e il blu del mare, un vero paradiso. Altri siti pregevoli sono la Villa Romana, del I sec. d.C., ricca di splendidi mosaici, colonne e terme private e la Chiesa della Miniera di Sale, decorata con straordinarie sculture create col prezioso minerale e con un'acustica che supera i piu' sofisticati auditorium e teatri d'opera. Da visitare !!! Sposta chiudi Siculiana km 20 da Agrigento Dominata da un antico castello di origine araba, Siculiana conserva alcuni monumenti significativi e rari reperti archeologici. Ma il suo vero fiore all'occhiello e' la spiaggia di Giallonardo: un litorale molto lungo di sabbia dorata, delimitato da una suggestiva falesia formata di banchi di gesso, i cui cristalli danno vita a pittoreschi giochi di luce. La spiaggia, ideale per lunghe ed indimenticabili passeggiate, e' bagnata da un bel mare azzurro e limpido. Sposta chiudi Palma di Montechiaro km 22 da Agrigento Fondata dai duchi Carlo e Giulio Tomasi, antenati di quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che sarebbe divenuto uno dei massimi scrittori del Novecento, Palma di Montechiaro conserva un ricco patrimonio monumentale in cui si riconoscono luoghi e ambienti che hanno ispirato alcune pagine del romanzo 'Il Gattopardo', cui e' stato dedicato un Parco Letterario. La citta' fu organizzata seguendo un piano urbanistico di forte valenza mistico-religiosa : da qui le numerosissime chiese barocche, il monastero, il convento, che conservano al loro interno pregevoli dipinti, statue e reliquie di santi. Qui ancora sopravvivono i ruderi imponenti del Castello Chiaramontano, edificato su un costone roccioso a picco sul mare. Le spiagge di Marina di Palma occupano un posto di rilevo per la finezza delle sabbie e il colore cristallino del mare. Pregevole infine la tradizione dolciaria con i 'pasticcini mandorlati del Gattopardo' che si possono tuttora comprare dalle suore del Monastero di Palma di Montechiaro. La Lettera del Diavolo e' una missiva scritta in caratteri incomprensibili, custodita nel Monastero di clausura di Palma di Montechiaro (Agrigento). Secondo alcuni[senza fonte] quella in possesso del Monastero sarebbe una copia, mentre l'originale si troverebbe nell'archivio della Cattedrale di Agrigento, inserita in un manoscritto che racconta la vita della suora protagonista dell'episodio. Si narra[senza fonte] che questa lettera fosse stata ricevuta da una suora benedettina del convento, suor Maria Crocifissa della Concezione (Isabella Tomasi), per tentarla. La lettera era stata consegnata alla suora dal Demonio in persona, che le chiese di firmarla. Suor Crocifissa, avendo compreso il contenuto della lettera, vi scrisse invece solo ohime'. Di questa lettera, sul cui significato gli studiosi si sono arrovellati invano, dal momento che la lingua usata non nessuna di quelle conosciute -sebbene alcune parole sembrino greche e arabe- parla lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo romanzo Il Gattopardo. Questi, essendo andato nel 1955 a visitare il monastero, ne fu a tal punto colpito da inserire nel romanzo l'episodio, celando la figura della sua antenata suor Crocifissa, che ne fu protagonista, nel personaggio della 'beata Corbera'. Suor Maria Crocifissa (1645-1697) era sorella di san Giuseppe Tomasi, dell'ordine dei Teatini; fu dichiarata Venerabile da papa Pio VI, ed e' sepolta nel monastero. Sposta chiudi Torre Salsa km 30 da Agrigento Sicuramente una delle spiagge piu' note di tutta la costa occidentale della Sicilia, la Spiaggia Torre Salsa si presenta ai turisti come una vera e propria perla del territorio siciliano. Natura incontaminata, flora e fauna selvaggia ed un'atmosfera unica, quella che caratterizza la Riserva Naturale Orientata di Torre Salsa, che prende il nome dalla omonima torre di avvistamento posta nel cuore dell'oasi naturalistica. Ma oltre alle notissime bellezze faunistiche e paesaggistiche della riserva, questa zona e' famosa per la splendida spiaggia che dona un momento di tranquillita' e refrigerio nella calda estate agrigentina. La sabbia finissima ed il mare cristallino sono particolarmente ambite dai turisti che apprezzano la tranquillita' di questa distesa sabbiosa, spesso frequentata da nudisti e naturisti. E' indubbiamente un luogo magico dove poter ritornare "naturali", dove l'anima interiore riprende il proprio tempo vitale e dove il silenzio sempre riempire l'aria che si respira. L'aspetto piu' interessante di questa zona incontaminata e' la facilita' di raggiungimento dalla citta' di Agrigento dove molti pacchetti turistici organizzano soluzione all inclusive, molto utile per chi arriva in citta' ma non vuole prendere l'auto e si vuole lasciare guidare da "suggeritori locali". Sposta chiudi Eraclea Minoa km 40 da Agrigento Venne chiamata Eraclea in onore di Eracle mentre Minoa sembra collegarsi alla leggenda secondo cui il re cretese Minosse avrebbe inseguito Dedalo fino in Sicilia per punirlo del suo aiuto dato ad Arianna e Teseo alle prese con il labirinto. Minosse avrebbe poi trovato la morte proprio in questi luoghi per mano dello stesso re sicano presso cui Dedalo si era rifugiato. Il regno di Kocalos era in effetti situato lungo le rive del fiume Platani con capitale Kamikos, da alcuni identificata con Sant'Angelo Muxaro da altri con Caltabellotta. Dalla fine del VI secolo a.C., Eraclea Minoa passo' sotto il dominio di Akragas e successivamente alla invasione punica del 409 a.C. passo' sotto il controllo cartaginese: durante le guerre greco-puniche il vicino fiume Platani ha segnato per secoli la linea di confine naturale tra la epicrazia cartaginese in Sicilia ed i territori sotto l'influenza siracusana. Contesa tra greci e cartaginesi cadde, ora in una, ora nell'altra mano, finche' nel III secolo a.C. non divenne colonia romana. Dal I secolo a.C. in poi venne abbandonata. Di grande interesse sono: - il Teatro, costruito alla fine del V secolo a.C., che si apre con la cavea, divisa in nove settori a dieci gradoni, verso il Mare Mediterraneo; - il quartiere delle abitazioni ellenistiche e romane con impianto urbanistico ad "insulae", separate da strade parallele; - l'Antiquarium, che raccoglie una selezione di reperti ceramici e statuette votive provenienti dall'abitato e dalla necropoli. Sono in parte visibili anche i resti della cinta muraria della citt costruita tra la fine del VI e la fine del IV secolo a.C., della lunghezza stimata di circa 6 chilometri. A nord-est delle mura si riconoscono ancora otto torri quadrate. Eraclea Minoa posta nel territorio del comune di Cattolica Eraclea in prossimit del fiume Platani (antico Alico); la zona oggi prende il nome di Capobianco per via di una candida collina marnosa che si protende sul mare nelle vicinanze. Sposta chiudi Licata km 45 da Agrigento Le origini di Licata risalgono alla Preistoria. II nome di Licata appare, quasi nella forma attuale, gia' in eta' Normanna. Nei secoli XI e XII, infatti, si ritrova Leocata, o Licata, assieme alla denominazione colta di Olimpiada, nome di evidente origine greca. Nel Museo Archeologico della Badia, sono presenti numerosi reperti che documentano l'antica storia della citta' di Licata. Fra gli episodi storici avvenuti nel territorio di Licata, si ricordano: - la battaglia dell'Imera, avvenuta nel 310 a.C., durante la quale Agatocle venne battuto dai Cartaginesi; - la battaglia navale di Capo Ecnomo (256 a.C.), svoltasi nel corso della prima guerra punica, nella quale la flotta romana di Marco Attilio Regolo, sconfisse quella cartaginese. - Durante la seconda guerra mondiale, sulle coste di Licata ha avuto luogo lo sbarco degli Alleati. Il nome della citta' ha subito nei vari secoli molteplici variazioni. Ci si riferisce infatti all'attuale Licata con molti diversi nomi: "Alukatos", Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici risalenti al Paleolitico, il Mesolitico e il Neolitico. Particolarmente degni di nota sono l'ipogeo Stagnone Pontillo, la monumentale necropoli a grotte artificiali di Monte Petrulla, la Grangela (opera idraulica di epoca preellenistica), il phrourion di Falaride (fortezza di epoca greca), nonche' i resti della citta' greca di Monte Sant'Angelo. Sposta chiudi Sciacca km 61 da Agrigento Il clima gradevole, lo splendido mare, i bei monumenti e giardini fanno di Sciacca una delle cittadine pi vivaci e piacevoli della provincia. Sciacca deve la sua fama soprattutto alle terme, note fin dallantichit. Si narra che fu Dedalo in fuga da Creta a scoprire le grotte vaporose del monte Kronio, che insieme alle acque che sgorgano nella Valle dei Bagni offrono innumerevoli effetti terapeutici per la cura di varie patologie e per trattamenti estetici e dimagranti. Vero fiore allocchiello di Sciacca lartigianato: le botteghe dei ceramisti da secoli animano le vie della citt con ceramiche tradizionali dai colori accesi e dalle forme pi svariate insieme ai maestri artigiani del tipico corallo della zona (Corallium Rubrum), che, unico e ormai raro, impreziosce oggetti di alta manifattura. Molto noto infine il Carnevale di Sciacca che ogni anno coinvolge artisti, coreografi, poeti, musicisti e tutte le maestranze: in ogni strada ed angolo si respira aria di festa in un continuo brulicare di maschere, in un variegato spettacolo di colori, in un incessante sovrapporsi di musiche e in un travolgente vortice di balli. Il carnevale di Sciacca una festa contagiosa e basta poco per sentirsi integrati. Sposta chiudi PORTO PALO DI MENFI KM. 90 Antico borgo marinaro, Porto Palo di Menfi oggi una delle localit balneari pi rinomate della Sicilia. La bandiera blu assegnata dalla Fee (Foundation for Environmental Education in Europe) al mare di Menfi simbolo dell'ottimo stato di salute delle acque marine della costa, ma anche della qualit ambientale complessiva della zona. Famose sono le sue dune, affascinanti avvallamenti di sabbia finissima che cambiano forma in base alla direzione dei venti. Lungo la costa troviamo inoltre gigli marini, palme nane, tartarughe e uccelli di varie specie. Fin dallepoca greca la storia di Menfi strettamente legata al vino che costituisce oggi lelemento trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello internazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Sposta chiudi SELINUNTE KM. 100 Nota come uno dei siti archeologici pi belli e rappresentativi della civilt classica (VII-IV sec. a. C.), Selinunte il parco archeologico pi grande dEuropa con unestensione di 270 ettari. Di straordinario questa antica citt greca: ha innanzi tutto la posizione: camminando attraverso le rovine dei templi, tra colonne imponenti svettanti lungo sentieri in una zona semi-desertica, ci si trova con la spianata del mare a un passo, vicino alle spiagge pi belle e incontaminate dellintera Sicilia. Sposta chiudi Castrofilippo km 25 da Agrigento La presenza di insediamenti umani di popoli preistorici (Sicani) nelle numerose grotte che si trovano nel territorio di Castrofilippo, seppure molto verosimile, non e' suffragata da prove archeologiche e documentali sicure. L'esistenza di una colonia greco-romana e' invece ampiamente documentata da una piccola necropoli e da numerosi reperti archeologici. E' molto probabile che si trattasse di una "statio" collocata in una diramazione della via Valeria che collegava Messana (Messina) con Lilibeum (Trapani), passando Tauromemium (Taormina), Gelasium Philosophiana (Piazza Armerina), Agrigentum (Agrigento). Tracce piu' sicure della presenza degli Arabi si riscontrano in un sito a nord ed appena fuori dell'attuale insediamento urbano, dove si trovano i residui di un castello (probabilmente l'Al Minshar di cui parlano gli storici arabo-normanni). Anche se l'originaria struttura urbanistica (forse a pianta regolare con 4 o 5 torri, le cui basi sono in parte riconoscibili) e' stata modificata nel tempo e si presenta fortemente deteriorata dall'incuria del tempo e dall'opera dell'uomo, le tracce dei camminamenti, alcuni gradini. gli anelli per legare i cavalli scolpiti sulla pietra, le grotte adibite a palmenti, a stalla, a cucina hanno ancora il fascino suggestivo dei ricordi di un passato che, per non essere chiaramente definito da testimonianze e documenti dettagliati e sicuri, lascia ampio spazio alla fantasia e perfino al sogno. Sposta chiudi SAMBUCA DI SICILIA KM. 90 In unarea molto fertile e ricca di boschi, in una ridente vallata attorno al Lago Arancio, sorge Sambuca di Sicilia, cittadina ricca di storia e di cultura. Gli scavi di Monte Adranone testimoniano lantica origine greca di Sambuca e dalla sommit dellaltura si gode un paesaggio straordinario sul territorio circostante. La citt ha dato i natali al celebre pittore Gianbecchina che nelle sue tele ritrasse sapientemente il mondo agricolo e rurale siciliano. Sambuca infine molto nota per la bont dei suoi vini, la qualit dei suoi prodotti tipici e delle sue tradizioni enogastronomiche Sposta chiudi Aragona km 15 da Agrigento Le origini e la storia di Aragona sono strettamente legate al feudo Diesi e alla famiglia Naselli che venne in possesso del feudo il 6 Ottobre 1499 in seguito al matrimonio di Baldassare I Naselli, barone di Comiso e Isabella Montaperto, la quale portava in dote i feudi Diesi, Brucali e Macaluba. Il settore agricolo privilegia la coltivazione di mandorle, olive, grano e pistacchio, prodotti che vengono esposti nella tipiche Fiere paesane nei mesi di settembre e ottobre. Cospicuo e' l'allevamento di bovini e ovini. Spiccano fra i monumenti la Chiesa della Mercede del 1623 con il vicino ex convento dei Padri Mercedari, la barocca Chiesa del Purgatorio preceduta da una maestosa scalinata e la Chiesa del Carmine del XVIII secolo.Da menzionare anche la Chiesa Madre del XVII secolo che conserva un Presepe del 1700 con originali statue a grandezza naturale. Sposta chiudi Comitini km 17 da Agrigento A 15 km circa da Agrigento, si erge, su un rilievo sottostante il colle Cumatino, il piccolo paese di Comitini. La chiesa Madre, accostata al cinquecentesco palazzo baronale, che svetta in alto tra le case in gesso degli antichi zolfatari, imprime un'immagine di rara bellezza e immediata sensazione di un luogo fiabesco. Il punto di partenza per chi desidera visitare il centro abitato, e' la bellissima Piazza Umberto I rimasta quasi intatta dalle origini ed armoniosamente incastonata nel contesto suggestivo dei suoi palazzi ottocenteschi che rievocano un passato florido. Il cinquecentesco Palazzo Bellacera, sede della prestigiosa biblioteca ricca di oltre 11.000 volumi, ospita nei piani superiori l'Antiquarium, che espone reperti archeologici a testimonianza di 7.000 anni di storia delle civilt che hanno operato in questa parte del territorio siciliano. Dal Palazzo, un matroneo consente ancora l'accesso alla Chiesa Madre, oggi consacrata a S. Giacomo A. M. Sposta chiudi Camastra km 36 da Agrigento Camastra si trova fra i comuni di Naro, Palma di Montechiaro e Campobello di Licata e dista circa 25 km dal capoluogo di provincia. Il centro urbano, a 340 metri s.l.m., gode di un clima mite e poco umido. Il mare e' raggiungibile in 5/10 minuti e le sue spiagge sono sabbiose. Sposta chiudi Santa Elisabetta km 19 da Agrigento Venne fondata dal nobile Nicola Montaperto nel 1620 e molto presto vi si insediarono soprattuttto pastori della vicina Raffadali. Ma la zona e' stata certamente abitata in epoca assai remota. Sul versante settentrionale della vicina collina Kelli sono state rinvenute, intatte, tombe sicane del primo millennio avanti Cristo. Ma tutta la zona e' di grande interesse archeologico e non mancano, di anno in anno, spedizioni scientifiche che portano alla luce reperti interessanti.Santa Elisabetta ha scritto importanti capitoli nella storia della nascita del movimento operaio in Sicilia. Nel periodo dei "fasci siciliani" e durante le lotte contadine del dopoguerra. la citta' e' stata protagonista di eventi significativi. Sposta chiudi Joppolo Giancaxio km 13 da Agrigento Ioppolo Giancaxio conta, oggi, poco piu' di 1.500 abitanti, fra cui molti anziani e donne. La principale risorsa della citta' da sempre e' stata l'agricoltura. Vi si producono soprattutto frumento e fave. Negli ultimi decenni ha avuto un discreto sviluppo la coltura dei melloni. Il paese ebbe origine nel periodo della dominazione araba, Iancaxi era il nome del possessore musulmano del feudo. Nel 14O6 assunse l'attuale denominazione Ioppolo, deriva dal cognome di Rosalia, figlio di Giovanni Antonio Ioppolo, e moglie di Gabriele Colonna Romano, marchese di Fumenedisi, che fece edificare sul territorio di Giancaxio 87 case nel 1696, e chiamo' il nuovo agglomerato urbano 'Ioppolo' in ricordo della consorte. Il paese sorge a 450 metri sul livello del mare e si estende su una superficie di 20 chilometri quadrati. Il suo territorio e' attraversato dal fiume Akragas o Drago. Molto sentite sono le feste dedicate a San Giuseppe e alla Madonna del Carmine e soprattutto la pastorale del 6 Gennaio. Sposta chiudi Raffadali km 16 da Agrigento Sito in una conca tra fertili campagne, Raffadali annovera una cospicua produzione di uva, cereali, mandorle, frutta e pistacchi che vengono esposti nelle annuali Fiere che si tengono nei mesi di luglio e di ottobre. Fiorente l'allevamento di ovini, bovini, equini e l'apicoltura. Il nome Raffadali deriva dall'arabo Rahal-faddal che significa "casale eccellente". Importanti sono da visitare il Palazzo dei Montaperto eretto nel XVIII secolo e la Chiesa Madre, divenuta Arcipretura nel 1574, che conserva un sarcofago del III secolo d.C. Sposta chiudi Favara km 13 da Agrigento Grosso centro agricolo, Favara si distingue per la coltivazione di uva, mandorle e cereali prodotti che si possono assaggiare ogni anno nella Fiera che si tiene nel mese di Ottobre. Nel mese di Settembre si svolge poi la Fiera del Bestiame in cui sono esposti bovini, ovini e polli. Il nome Favara deriva dall'arabo Fawar che significa 'sorgente' per i numerosi corsi d'acqua presenti su tutto il territorio. Fra gli edifici pi rappresentativi citiamo il Castello dei Chiaramonte con tipica cappella araba, la sontuosa Chiesa Madre del XVII secolo che conserva un Crocifisso ligneo, la Chiesa del Purgatorio eretta nel 1626 e la Chiesa del Rosario del XVIII secolo di gusto barocco con uno splendido soffitto a cassettoni. Sposta chiudi Aragona - Comitini KM. 15 Aragona una cittadina affascinante, ricca di storia, natura, arte e cultura. Testimoni di un lontanissimo passato sono le necropoli di Caldare e San Vincenzo le cui tracce trovate risalgono dal 3500 al 1300 a.c. Degli inizi del 700 il Palazzo Naselli, arricchito al suo interno di pregiati affreschi. Importante tesoro naturalistico la Riserva naturale integrale di Maccalube, suggestive sorgenti idroargillose formatesi, nel corso degli anni, per la continua fuoriuscita d'argilla dal sottosuolo. Le manifestazioni eruttive sono molto affascinanti e hanno contribuito alla nascita di varie credenze e storie popolari. Di interesse storico sono le miniere di zolfo che agli inizi del 900 ebbero un notevole sviluppo e che troviamo mirabilmente descritte in parecchie novelle di Luigi Pirandello. Sposta chiudi NARO KM. 20 Naro, la citt del barocco, possiede un ricco e pregevole patrimonio artistico e monumentale. Le chiese, i conventi, gli antichi palazzi, il castello, testimoniano il suo glorioso passato di storia e civilt e conservano opere darte quasi sconosciute, talvolta egregie e singolari. Notevoli anche le bellezze naturalistiche: la Valle del Paradiso, uno dei pi suggestivi balconi naturali di Sicilia, il lago San Giovanni e la pineta, che con una rigogliosissima fauna e flora, fanno da ideale cornice per vivere a contatto con la natura. Sposta chiudi Racalmuto - Canicatt - Campobello di Licata KM. 20/30 La fertilit del terreno e il clima particolare hanno reso questarea della provincia il luogo ideale per la coltivazione di alberi da frutta, grano e soprattutto della vite, settore trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Racalmuto molto nota per aver dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia, che qui trascorse gran parte della sua vita e che seppe descrivere sapientemente lambiente e la varia umanit della sua Regalpetra. Racalmuto Caniccatt Campobello di Licata Sposta chiudi Racalmuto - Canicatt - Campobello di Licata KM. 20/30 La fertilit del terreno e il clima particolare hanno reso questarea della provincia il luogo ideale per la coltivazione di alberi da frutta, grano e soprattutto della vite, settore trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Racalmuto molto nota per aver dato i natali allo scrittore Leonardo Sciascia, che qui trascorse gran parte della sua vita e che seppe descrivere sapientemente lambiente e la varia umanit della sua Regalpetra. Racalmuto Caniccatt Campobello di Licata Sposta chiudi SANT'ANGELO MUXARO - SAN BIAGIO PLATANI KM. 30/36 Abbarbicato su di una collina solitaria, il caratteristico paesino di SantAngelo Muxaro stata identificato come la capitale del regno dei Sicani. Secondo la mitologia fu Dedalo a progettare la citt per il re Kokalos, per ringraziarlo dell'ospitalit resagli quando era in fuga da Minosse. Ricchissima larcheologia in questa zona: tombe, preziosi gioielli, vasi in ceramica, coppe doro, corredi funebri di inestimabile valore, a testimonianza del prestigio raggiunto dallantica civilt sicana. E inoltre sentieri, mulattiere di campagna, grotte di interesse speleologico fanno di SantAngelo Muxaro unincantevole meta per vivere la natura ancora incontaminata. A circa 4 km, risalendo il fiume Platani, troviamo San Biagio Platani, incantevole oasi di natura e tradizione: una vallata incontaminata ricca di flora e fauna, di masserie dove gustare i prodotti tipici della terra, e dove ogni pasqua rivive lantica festa degli Archi: addobbi di eccezionale rarit fatti di pane e altri cereali per rappresentare la via crucis e la resurrezione. Sposta chiudi Caltabellotta km 64 da Agrigento Abbarbicata sui pendii di una montagna, di fronte ad un incantevole paesaggio, Caltabellotta, nota come “la città presepe”, conserva un originale aspetto urbanistico di tipo gotico: casine raggruppate una sull’altra, splendidi portali, vicoli scoscesi alternati a gradinate, stradine basolate, archi di pietra che si allargano in suggestive piazzette. Suggestiva e gioiosa è l’atmosfera natalizia con il presepe vivente, unico nel suo genere, con canti e musiche per vivere la natività tra passato e presente. Numerosi sono i segni della millenaria storia della cittadina: chiese, conventi, pregevoli opere d’arte, i ruderi del castello normanno, dove nel 1302 veniva firmato il famoso Trattato di Caltabellotta, simbolo della pace conclusa tra gli Angioini di Napoli e gli Aragonesi di Sicilia. Pregevole infine è la produzione di olio d’oliva e di formaggi tipici. Sposta chiudi BURGIO KM. 68 Burgio un antico borgo medievale ricco di storia e cultura: pi di un centinaio di portali in pietra lavorata di epoca ottocentesca, chiese normanne ornate di statue di pregevole fattura, un castello medievale e conventi cinquecenteschi. A Burgio troviamo la fonderia Virgadamo che, nata nel 500 e unica in Sicilia, fonde ancora il bronzo secondo lantica tradizione per realizzare campane presenti in tutto il mondo. E ancora larte della ceramica, che nelle numerose botteghe cittadine da secoli ci ammalia con i suoi vivaci colori e personalissimi disegni. Tutto ci insieme alla rigogliosa riserva naturale del bosco dei Sicani fa di Burgio unattrazione turistica di primordine nelle vicinanze di Agrigento. Sposta chiudi CAMMARATA - SANTO STEFANO QUISQUINA KM. 60 Nel cuore dei monti Sicani, nel territorio dei comuni di Cammarata e Santo Stefano Quisquina si estende la riserva naturale orientata di Monte Cammarata: boschi rigogliosi, sentieri di campagna, piante e uccelli ormai rari, aree attrezzate, piste ciclabili per godere la natura nella sua veste pi bella. L'area dotata anche di un centro-monta per cavalli della razza 'Franches-Montagnes' e della razza 'Sanfratellana' utilizzati dal personale del Corpo Forestale della Regione Siciliana per servizi in zone particolarmente accidentate. Immerso in un boschetto di querce, a 986 m. sul livello del mare, troviamo l'eremo nel quale si era ritirata Santa Rosalia tra il 1150 ed il 1162, figlia del signore di quelle terre, prima di trasferirsi sul Monte Pellegrino a Palermo. Notevole nella zona la produzione di formaggi locali, di olio, carne, miele e frutta e lartigianato con la lavorazione di legno, ferro, vetro e la particolare confezione di esplosivi per fuochi pirotecnici. Sposta chiudi Santo Stefano Quisquina km 71 da Agrigento Il Paese si trova nella maestosa e amena valle del Magazzolo. Sorge a 732 metri sul livello del mare e dista 73 chilometri da Agrigento. Il territorio ricco di acque e di terre fertili ha subito diverse dominazioni e civilt (sicane, musulmane, normanne, austriache e spagnole), ma i primi dati certi risalgono al 1729 quando il paese venne dedicato a S. Stefano, probabilmente perch larea coronata da monti, dal greco STEFANOS che vuol dire corona. Sono da visitare le belle costruzioni del Settecento e in particolare e la Chiesa Madre del XVI secolo dedicata a S. Nicola di Bari che conserva un Crocifisso ligneo intagliato, la Chiesa del Santuario di Santa Rosalia, posto in luogo ameno, ricco di vegetazione e situato tra i monti Cammarata e delle Rose. Insigni sono le architetture urbane come il Palazzo Baronale dei Ventimiglia del 1745 e la splendida Fontana del XVIII secolo sita in piazza Castello. Il territorio , in gran parte, adibito a pascolo. Non manca l'attivit artigianale. Sposta chiudi SAN LEONE - Le Dune KM. 5 San Leone meta di soggiorno e svago balneare, animatissima nelle serate estive e nei fine settimana per locali che costeggiano il lungomare e le spiagge. La zona spesso battuta dai venti e per questo vero paradiso per kite e windsurf. Il mare comunque molto calmo per lunghissimi tratti grazie alla presenza, a pochi metri dalla riva, di scogli affioranti che fungono da barriera e ideale quindi per i bambini. Suggestiva e gradevole anche nei mesi invernali, durante i quali, grazie ad un clima che si mantiene sempre mite, si pu godere di unaria salubre in completo relax. Sposta chiudi Porto Empedocle km 8 da Agrigento Per secoli Porto Empedocle e' stata tra i migliori e piu' attivi porti della Sicilia. Dominata dall'antica e imponente Torre Carlo V, la cittadina conserva la sua vocazione di porto peschereccio e commerciale e gode di un lungo litorale di ampie e belle spiagge dalla sabbia dorata. Qui troviamo la casa natale di Luigi Pirandello, sede di un interessante museo che conserva fotografie, lettere originali, locandine teatrali, il collare del premio Nobel ricevuto dallo scrittore nel 1934 e tanto altro. Nel giardino della casa, nei pressi di un pino solitario, sono state collocate le ceneri dello scrittore la cui opera trasse ispirazione dall'ambiente e dalla varia umanita' della citta' natale. Porto Empedocle ha dato i natali anche a un altro celebre scrittore dei nostri giorni, Andrea Camilleri, i cui romanzi sono ambientati a 'Vigata', luogo ideale delle memorie d'infanzia che egli visse a Porto Empedocle. Sposta chiudi Punta Bianca 11 da Agrigento Un luogo che gli stessi agrigentini definiscono "un paradioso" per le atmosfere lunari che la roccia calcarea bianca riesce a creare. La spiaggia di Punta Bianca e' in effetti uno sperone roccioso che si protende in mare, accogliendo nei suoi anfratti decine di splendide calette, sia sabbiose che di ciottoli, bagnate da un mare cristallino difficilmente ritrovabile in altre parti del Mediterraneo. La particolarita' di questa spiaggia e' data sicuramente dalla trasparenza unica che la roccia calcarea riesce a creare degradando nell'acqua, rendendo ancor piu' suggestivo uno specchio d'acqua che da sempre e' caratterizzato da colori quasi esotici. La spiaggia e' difficilmente raggiungibile: e' infatti necessario percorrere una strada molto sconnessa e circodata da una natura piuttosto selvaggia prima di giungere in questo paradiso di mare e natura. Le palme nane e le numerose specie floreali presenti in zona, rendono questa spiaggia ideale per gli amanti del relax e della contemplazione...merce rara ormai nella Sicilia moderna. Se cercate un paradiso di sole, mare e tranquillita' Punta Bianca e' il luogo giusto per voi. Sposta chiudi Siculiana km 20 da Agrigento Dominata da un antico castello di origine araba, Siculiana conserva alcuni monumenti significativi e rari reperti archeologici. Ma il suo vero fiore all'occhiello e' la spiaggia di Giallonardo: un litorale molto lungo di sabbia dorata, delimitato da una suggestiva falesia formata di banchi di gesso, i cui cristalli danno vita a pittoreschi giochi di luce. La spiaggia, ideale per lunghe ed indimenticabili passeggiate, e' bagnata da un bel mare azzurro e limpido. Sposta chiudi Palma di Montechiaro km 22 da Agrigento Fondata dai duchi Carlo e Giulio Tomasi, antenati di quel Giuseppe Tomasi di Lampedusa che sarebbe divenuto uno dei massimi scrittori del Novecento, Palma di Montechiaro conserva un ricco patrimonio monumentale in cui si riconoscono luoghi e ambienti che hanno ispirato alcune pagine del romanzo 'Il Gattopardo', cui e' stato dedicato un Parco Letterario. La citta' fu organizzata seguendo un piano urbanistico di forte valenza mistico-religiosa : da qui le numerosissime chiese barocche, il monastero, il convento, che conservano al loro interno pregevoli dipinti, statue e reliquie di santi. Qui ancora sopravvivono i ruderi imponenti del Castello Chiaramontano, edificato su un costone roccioso a picco sul mare. Le spiagge di Marina di Palma occupano un posto di rilevo per la finezza delle sabbie e il colore cristallino del mare. Pregevole infine la tradizione dolciaria con i 'pasticcini mandorlati del Gattopardo' che si possono tuttora comprare dalle suore del Monastero di Palma di Montechiaro. La Lettera del Diavolo e' una missiva scritta in caratteri incomprensibili, custodita nel Monastero di clausura di Palma di Montechiaro (Agrigento). Secondo alcuni[senza fonte] quella in possesso del Monastero sarebbe una copia, mentre l'originale si troverebbe nell'archivio della Cattedrale di Agrigento, inserita in un manoscritto che racconta la vita della suora protagonista dell'episodio. Si narra[senza fonte] che questa lettera fosse stata ricevuta da una suora benedettina del convento, suor Maria Crocifissa della Concezione (Isabella Tomasi), per tentarla. La lettera era stata consegnata alla suora dal Demonio in persona, che le chiese di firmarla. Suor Crocifissa, avendo compreso il contenuto della lettera, vi scrisse invece solo ohime'. Di questa lettera, sul cui significato gli studiosi si sono arrovellati invano, dal momento che la lingua usata non nessuna di quelle conosciute -sebbene alcune parole sembrino greche e arabe- parla lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo romanzo Il Gattopardo. Questi, essendo andato nel 1955 a visitare il monastero, ne fu a tal punto colpito da inserire nel romanzo l'episodio, celando la figura della sua antenata suor Crocifissa, che ne fu protagonista, nel personaggio della 'beata Corbera'. Suor Maria Crocifissa (1645-1697) era sorella di san Giuseppe Tomasi, dell'ordine dei Teatini; fu dichiarata Venerabile da papa Pio VI, ed e' sepolta nel monastero. Sposta chiudi Eraclea Minoa km 40 da Agrigento Venne chiamata Eraclea in onore di Eracle mentre Minoa sembra collegarsi alla leggenda secondo cui il re cretese Minosse avrebbe inseguito Dedalo fino in Sicilia per punirlo del suo aiuto dato ad Arianna e Teseo alle prese con il labirinto. Minosse avrebbe poi trovato la morte proprio in questi luoghi per mano dello stesso re sicano presso cui Dedalo si era rifugiato. Il regno di Kocalos era in effetti situato lungo le rive del fiume Platani con capitale Kamikos, da alcuni identificata con Sant'Angelo Muxaro da altri con Caltabellotta. Dalla fine del VI secolo a.C., Eraclea Minoa passo' sotto il dominio di Akragas e successivamente alla invasione punica del 409 a.C. passo' sotto il controllo cartaginese: durante le guerre greco-puniche il vicino fiume Platani ha segnato per secoli la linea di confine naturale tra la epicrazia cartaginese in Sicilia ed i territori sotto l'influenza siracusana. Contesa tra greci e cartaginesi cadde, ora in una, ora nell'altra mano, finche' nel III secolo a.C. non divenne colonia romana. Dal I secolo a.C. in poi venne abbandonata. Di grande interesse sono: - il Teatro, costruito alla fine del V secolo a.C., che si apre con la cavea, divisa in nove settori a dieci gradoni, verso il Mare Mediterraneo; - il quartiere delle abitazioni ellenistiche e romane con impianto urbanistico ad "insulae", separate da strade parallele; - l'Antiquarium, che raccoglie una selezione di reperti ceramici e statuette votive provenienti dall'abitato e dalla necropoli. Sono in parte visibili anche i resti della cinta muraria della citt costruita tra la fine del VI e la fine del IV secolo a.C., della lunghezza stimata di circa 6 chilometri. A nord-est delle mura si riconoscono ancora otto torri quadrate. Eraclea Minoa posta nel territorio del comune di Cattolica Eraclea in prossimit del fiume Platani (antico Alico); la zona oggi prende il nome di Capobianco per via di una candida collina marnosa che si protende sul mare nelle vicinanze. Sposta chiudi Licata km 45 da Agrigento Le origini di Licata risalgono alla Preistoria. II nome di Licata appare, quasi nella forma attuale, gia' in eta' Normanna. Nei secoli XI e XII, infatti, si ritrova Leocata, o Licata, assieme alla denominazione colta di Olimpiada, nome di evidente origine greca. Nel Museo Archeologico della Badia, sono presenti numerosi reperti che documentano l'antica storia della citta' di Licata. Fra gli episodi storici avvenuti nel territorio di Licata, si ricordano: - la battaglia dell'Imera, avvenuta nel 310 a.C., durante la quale Agatocle venne battuto dai Cartaginesi; - la battaglia navale di Capo Ecnomo (256 a.C.), svoltasi nel corso della prima guerra punica, nella quale la flotta romana di Marco Attilio Regolo, sconfisse quella cartaginese. - Durante la seconda guerra mondiale, sulle coste di Licata ha avuto luogo lo sbarco degli Alleati. Il nome della citta' ha subito nei vari secoli molteplici variazioni. Ci si riferisce infatti all'attuale Licata con molti diversi nomi: "Alukatos", Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata. Numerosi sono i ritrovamenti archeologici risalenti al Paleolitico, il Mesolitico e il Neolitico. Particolarmente degni di nota sono l'ipogeo Stagnone Pontillo, la monumentale necropoli a grotte artificiali di Monte Petrulla, la Grangela (opera idraulica di epoca preellenistica), il phrourion di Falaride (fortezza di epoca greca), nonche' i resti della citta' greca di Monte Sant'Angelo. Sposta chiudi Sciacca km 61 da Agrigento Il clima gradevole, lo splendido mare, i bei monumenti e giardini fanno di Sciacca una delle cittadine pi vivaci e piacevoli della provincia. Sciacca deve la sua fama soprattutto alle terme, note fin dallantichit. Si narra che fu Dedalo in fuga da Creta a scoprire le grotte vaporose del monte Kronio, che insieme alle acque che sgorgano nella Valle dei Bagni offrono innumerevoli effetti terapeutici per la cura di varie patologie e per trattamenti estetici e dimagranti. Vero fiore allocchiello di Sciacca lartigianato: le botteghe dei ceramisti da secoli animano le vie della citt con ceramiche tradizionali dai colori accesi e dalle forme pi svariate insieme ai maestri artigiani del tipico corallo della zona (Corallium Rubrum), che, unico e ormai raro, impreziosce oggetti di alta manifattura. Molto noto infine il Carnevale di Sciacca che ogni anno coinvolge artisti, coreografi, poeti, musicisti e tutte le maestranze: in ogni strada ed angolo si respira aria di festa in un continuo brulicare di maschere, in un variegato spettacolo di colori, in un incessante sovrapporsi di musiche e in un travolgente vortice di balli. Il carnevale di Sciacca una festa contagiosa e basta poco per sentirsi integrati. Sposta chiudi PORTO PALO DI MENFI KM. 90 Antico borgo marinaro, Porto Palo di Menfi oggi una delle localit balneari pi rinomate della Sicilia. La bandiera blu assegnata dalla Fee (Foundation for Environmental Education in Europe) al mare di Menfi simbolo dell'ottimo stato di salute delle acque marine della costa, ma anche della qualit ambientale complessiva della zona. Famose sono le sue dune, affascinanti avvallamenti di sabbia finissima che cambiano forma in base alla direzione dei venti. Lungo la costa troviamo inoltre gigli marini, palme nane, tartarughe e uccelli di varie specie. Fin dallepoca greca la storia di Menfi strettamente legata al vino che costituisce oggi lelemento trainante delleconomia. Alcuni vini hanno ricevuto riconoscimenti a livello internazionale e numerose sono le cantine che aprono le porte ai visitatori per degustare i migliori vini locali e prodotti tipici di qualit. Sposta chiudi SELINUNTE KM. 100 Nota come uno dei siti archeologici pi belli e rappresentativi della civilt classica (VII-IV sec. a. C.), Selinunte il parco archeologico pi grande dEuropa con unestensione di 270 ettari. Di straordinario questa antica citt greca: ha innanzi tutto la posizione: camminando attraverso le rovine dei templi, tra colonne imponenti svettanti lungo sentieri in una zona semi-desertica, ci si trova con la spianata del mare a un passo, vicino alle spiagge pi belle e incontaminate dellintera Sicilia. Sposta chiudi SAMBUCA DI SICILIA KM. 90 In unarea molto fertile e ricca di boschi, in una ridente vallata attorno al Lago Arancio, sorge Sambuca di Sicilia, cittadina ricca di storia e di cultura. Gli scavi di Monte Adranone testimoniano lantica origine greca di Sambuca e dalla sommit dellaltura si gode un paesaggio straordinario sul territorio circostante. La citt ha dato i natali al celebre pittore Gianbecchina che nelle sue tele ritrasse sapientemente il mondo agricolo e rurale siciliano. Sambuca infine molto nota per la bont dei suoi vini, la qualit dei suoi prodotti tipici e delle sue tradizioni enogastronomiche