Viaggiatori e studiosi ad Agrigento tra Settecento e Ottocento

La ricerca storico-archeologica moderna si avvale molto spesso, e con ottimi risultati, degli studi di autori dei secoli XVIII e XIX. Questi studi hanno infatti il grande pregio di essere stati redatti con un’accuratezza ed una sistematicità esemplari, ed anche di essere corredati da illustrazioni che risultano estremamente preziose, in quanto generalmente raffigurano i luoghi ed i monumenti in uno stato di conservazione di gran lunga migliore dell’attuale. Questa raccolta iconografica comprende tavole tratte dalle più importanti opere del Sette e Ottocento su Agrigento ed i suoi monumenti. L’opera più antica che vi compare è quella del Padre Giuseppe M. Pancrazi, Antichità Siciliane spiegate, Napoli 1751-1752: dell’opera vennero pubblicati solo i primi due volumi, dedicati proprio ad Agrigento, corredati da tavole di grande formato.
Ma non è possibile citare quest’opera senza far riferimento a due illustri storici che già in precedenza si occuparono approfonditamente della Sicilia: il Fazello e il Cluverio. Tommaso Fazello, frate domenicano di Sciacca, si dedicò sin da giovane agli studi storici sull'isola, e nel 1558 pubblicò in latino l’opera De rebus siculis decades dua, di cui uscirà nel 1574, a Venezia, la traduzione italiana a cura di Remigio Fiorentino. Dell’inizio del Seicento è invece la Sicilia antiqua del tedesco Filippo Cluverio (1619), il padre dei moderni studi storico-topografici. Il primo dei viaggiatori “colti” fu l’olandese di Amsterdam Jacques Philippe D’Orville con i suoi due volumi di Sicula, quibus veteris Siciliae rudera illustrantur (1764).
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Vengono in seguito pubblicati, nello stesso anno, ed il fatto è sintomatico della diffusione del fenomeno, i seguenti volumi: J.-C. R. De Saint Non, Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicile, IV, Paris 1782; J. P. L. Houel, Voyage pittoresque des îles de Sicile, de Malte et de Lipari, IV, Paris 1782; M. J. De Borch, Lettres sur la Sicile et sur l'Ile de Malthe, II, Turin 1782; Dell’inizio dell’Ottocento è l’opera The Antiquities of Magna Graecia, Cambridge 1807, dell’architetto e archeologo inglese William Wilkins, uno degli artefici dello stile classico neo-greco e neo-gotico in Inghilterra. Il primo studio specifico sul Tempio di Zeus Olimpico si deve allo studioso tedesco L. Klenze, Der Tempel des olympischen Jupiter zu Agrigent, Stuttgard - Tubingen 1821. Una quindicina di disegni, principalmente piante e prospetti molto dettagliati, relativi a monumenti agrigentini, sono contenuti nell’opera dell’architetto A. L. Lusson, Monuments antiques et modernes de la Sicile, Paris 1827. Abbiamo poi le tavole tratte dal terzo volume de Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate, III, Antichità di Agragante, Palermo 1838, di Domenico Lo Faso Pietrasanta Duca di Serradifalco, uno dei più grandi archeologi siciliani, fu anche una delle figure più insigni della grande rivoluzione federale del 1848-49: presiedette la “Camera dei Pari” (il Senato siciliano di allora), fu Ministro degli Esteri, e fu poi esiliato dai Borboni. Il Serradifalco ha pubblicato cinque volumi di studi sulle antichità della Sicilia, ed anche una raccolta di Vedute pittoriche degli antichi monumenti della Sicilia, Napoli 1843. Infine vi sono le tavole che illustrano la guida di Agrigento dello studioso locale Raffaello Politi, Il viaggiatore in Girgenti e il Cicerone di piazza, ovvero Guida agli avanzi di Agrigento, Palermo 1842.
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