Nel limite sud-est della Collina dei Templi, sorge il tempio di Giunone Lacinia. La denominazione del tempio nasce da un erroneo accostamento al tempio di Hera Lacinia di Crotone, per il quale, secondo Plinio il Vecchio (Nat.Hist. XXXVI,64), il pittore Zeuxis avrebbe dipinto un’immagine della dea su ordinazione degli Acragantini.
L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un tempio dedicato a Poseidon. Il tempio, che si eleva su un possente basamento (m 38,15 x 16,90), è di ordine dorico, periptero (6 x 13 colonne), esastilo. Risultano superstiti solo le colonne del lato nord e parte di quelle del lato est. La cella è doppiamente in antis. Sono visibili, altresì, le torri scalarie che conducevano al tetto. Quest’ultimo doveva essere coperto con tegole di marmo e dello stesso materiale doveva essere il pavimento. La struttura presenta in diversi punti una patina rossastra, segno, probabilmente, di una distruzione per incendio. Quest’ultimo è da connettersi con la conquista di Akragas, operata dai Cartaginesi nel 406 a.C. I caratteri della tecnica e dello stile architettonico fanno datare il tempio al 460-440 a.C. Davanti alla facciata orientale del tempio, a margine del dirupo roccioso, si trovava l’altare monumentale (m 29,80 x 5,25) preceduto da una scalinata di 10 gradini che conduceva al ripiano dei sacrifici. L’edificio fu restaurato in epoca romana, quando le tegole marmoree vennero sostituite con tegole fittili.