Storia

AGRIGENTO: L'ETÀ TARDO-ANTICA E BIZANTINA
LA Diocesi di Agrigento
L e origini della comunità cristiana acragantina sono del tutto incerte, rientrando a buon diritto nella problematica più vasta della diffusione del Cristianesimo in Sicilia. Le prime testimonianze si riscontrano nel territorio di Siracusa. La parte ovest dell’isola risulta già interessata nel III secolo d.C. Ma è nel corso del V secolo che il Cristianesimo si consolida definitivamente nell’entroterra seguendo le direttrici da Catania a Gela, da Siracusa ad Akrai-Kamarina, da Hybla a Niscemi e ad Agrigento. Nella organizzazione della geografia ecclesiastica dell’isola si fa sentire in modo marcato l’influenza dell’archidiocesi Romana, che crea per la Sicilia un sistema di diocesi suffraganee, cioè facenti tutte capo ad una provincia ecclesiastica.
La diocesi di Agrigento si estendeva probabilmente su un territorio delimitato dal corso del fiume Platani e dalla diocesi di Triocala a ovest, dal fiume Salso a est e a settentrione dalla catena delle Madonie. Numerose località comprese in quest’area (Castronovo, Racalmuto, Ravanusa, Canicattì, Aragona, Favara, Naro, Palma, Licata) hanno restituito testimonianze di epoca tardoromana e bizantina, prevalentemente abitati e necropoli. Come primo vescovo di Agrigento viene indicato Libertino, il quale si narra abbia subito il martirio insieme con Pellegrino nel corso della persecuzione voluta dagli imperatori Decio (249-251) e Valeriano (253-262). Secondo un’ipotesi non ancora verificabile, i due sepolcri a fossa trapezoidale rinvenuti al di sotto della pavimentazione della basilica extraurbana potrebbero essere appartenuti ai due martiri. Negli anni successivi è vescovo Gregorio I. Dall’epistolario del papa Gregorio I (590-601) si apprende dell’esistenza di un vescovo di nome Eusanio negli anni del pontificato di Pelagio II (578-590). Sarà lo stesso pontefice Gregorio I, nel 590, a nominare vescovo della città Gregorio II, il più noto fra i presuli della Chiesa acragantina, canonizzato dopo la morte (629?) e santo anche per la Chiesa orientale. Dagli atti di due Concili romani contro l’eresia monotelita, abbiamo notizia invece di due vescovi, Felice e Giorgio, rispettivamente per gli anni 648 e 680 d.C.
Gregorio II di Agrigento
L a biografia del santo vescovo Gregorio II di Agrigento è nota attraverso la Vita (Bios), scritta in greco probabilmente alla fine del VI secolo da Leonzio, abate del monastero romano di S. Saba. Egli nacque (559 d.C.?) da una famiglia greca di notabili presso Agrigento, in località Pretoria, e visse fino al terzo decennio del VII secolo.
A diciotto anni intraprese un viaggio in Terrasanta e a Gerusalemme si fece monaco. La sua lunga permanenza in Oriente è alla base del culto che fino a oggi si perpetua nelle Chiese orientali, soprattutto greca e armena. Dopo aver visitato la Siria e la Palestina, da Antiochia si reca a Costantinopoli e poi da qui a Roma, presso il monastero greco-orientale di S. Saba sull’Aventino, ove, all’età di trentuno anni riceve la nomina a vescovo di Agrigento, prendendo ivi residenza in una chiesa con annesso episkopeion (forse la basilica urbana). Il bios afferma che qui Gregorio compì numerosi miracoli. Le invidie del clero latino di Agrigento fanno sì che egli venga accusato e costretto ad affrontare un processo presso il pontefice e poi di fronte all’imperatore Maurizio (582-602) a Costantinopoli. Durante la sua assenza viene nominato un vicario, Euplo, il quale viene però deposto da un usurpatore, di nome Leucio, il quale si impadronì dell’episkopeion. A fronte di tale situazione il papa Gregorio I (590-601) invia nel 594 il vescovo della vicina diocesi di Triocala come osservatore. Gregorio viene assolto e fa ritorno nella sua sede ma decide, probabilmente per ragioni di sicurezza dato il perdurare della tensione fra componente greca e componente latina del clero, di spostare la sua sede presso un “tempio idolatrico”, oggi identificato con sicurezza in quello della Concordia. Nel 596 si ha infatti la riconversione dell’edificio antico in Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e l’annessione a quest’ultima di un monastero e di una nuova sede episcopale. Il territorio attorno al Tempio della Concordia, una zona “periferica”, rimane di proprietà ecclesiastica e sarà noto fino al XIX secolo con il nome di “feudo di San Gregorio”.
L’edilizia pubblica tra l’età di Timoleonte e la conquista romana
L ’abitato tardoantico ha lasciato tracce significative nell’ambito del quartiere ellenistico e romano di Contrada S. Nicola. È probabile che esso si sia andato a sovrapporre al sistema urbanistico ortogonale senza mutarne le direttrici ma soltanto innalzando il livello di calpestio delle strutture precedenti. I cospicui depositi di lucerne, dal tipo “tripolitano” del IV secolo fino a quello siciliano, attestato a cavallo tra VI e VII secolo, documentano per questo intervallo di tempo una frequentazione stabile. Segue un abbandono, a motivo delle costanti incursioni arabe. La zona fu riconvertita ad area funeraria, caratterizzata da sepolture molto modeste. Più tardi, negli ultimi anni del VII secolo, l’agglomerato urbano bizantino si spostò per ragioni di sicurezza a sud ovest della Collina di Girgenti, in località Balatizzo. Qui sorsero abitazioni ad atrio rettangolare seguito da due ambienti contigui e da un retrostante cortile. Lo spostamento dell’abitato è legato anche al progressivo interramento dello scalo fluviale sull’Akragas. L’antico emporion, in funzione alla foce del fiume fino all’epoca del vescovo Gregorio (secoli VI-VII), fu infatti trasferito sull’attuale lido di Porto Empedocle. Il sito ove sorgeva il sobborgo dell’antico porto, in contrada San Leone, è stato investigato e ha restituito le strutture dello scalo e una necropoli di ridotte dimensioni.
menu