Storia

L'Eta Post-Emmenide
EMPEDOCLE
D opo aver governato per sedici anni, Terone muore nel 472 a.C., come ci informa Diodoro Siculo (XI, 53). A Terone successe il figlio Trasideo, uomo crudele ed instabile, come ebbero a sperimentare gli Himeresi. Trasideo non fu in grado di conservare la preziosa alleanza con i vicini Dinomenidi, tiranni di Gela e Siracusa. I rapporti tra Emmenidi e Dinomenidi, si complicarono a tal punto che, scoppiata una guerra tra Akragas e Siracusa, Trasideo fu sconfitto presso il fiume Salso nel 471 a.C. da Ierone di Siracusa (Polieno I, 29) cadendo in disgrazia. Dopo la caduta degli Emmenidi, Diodoro Siculo (XI, 53,5) sostiene che iniziò ad Akragas un corso politico democratico, anche se, pare più probabile che il governò della città tornò in mano oligarchica. Infatti, Diogene Laerzio (VIII, 65) parla di un’Assemblea dei Mille, ossia un istituto che, già comune in altre realtà coloniali, riconduce a contesti politici di natura oligarchica. Nell’Akragas affrancata dai tiranni, si colloca l’attività politica, ricordata con dovizia di particolari da Diogene Laerzio (VIII, 66ss) del filosofo
Empedocle, il cui debutto politico, secondo la tradizione, si colloca tra il 455 a.C. ed il 450 a.C. Diogene Laerzio (VIII, 72-73) ci informa che Metone, padre di Empedocle, era uno dei capi del partito popolare. Alla sua morte, Akragas piombò in disordini cittadini ed era minacciata da una nuova rivoluzione oligarchico-tirannica. Tuttavia, il Laerzio sottolinea che Empedocle riuscì a convincere gli Acragantini a perseguire la strada della democrazia e dell’uguaglianza sociale. Inoltre, per dare l’esempio ai suoi concittadini, fece la dote a molte donne che ne erano prive, dal momento che disponeva di ingenti ricchezze.
La sua attività politica, però, non si fermò qui. Infatti egli promosse molte riforme costituzionali (Diogene Laerzio, VIII, 66-67) che puntavano a rendere elettiva e, quindi, più democratica l’oligarchica Assemblea dei Mille. Tuttavia, più tardi, quando Akragas mutò di nuovo governo, ad Empedocle, che si era recato a Turi, fu impedito di tornare in patria. Allora il filosofo, aggiunge Diogene Laerzio (VIII, 66-67) si rifugiò nel Peloponneso, dove morì.

Da Ducezio all’assedio cartaginese del 406 a.C.
Dopo la caduta dei Dinomenidi a Siracusa (466 a.C), Ducezio, un capo indigeno ellenizzato, approfittando della situazione di instabilità che investe la Sicilia dopo al caduta delle Tirannidi, guidò una rivolta generale dei Siculi, che finì per coinvolgere anche Akragas. Dal racconto di Diodoro Siculo (XI, 91,1) risulta che Ducezio occupò la piazzaforte acragantina di Motyon (Vassallaggi?) nel 452 a.C. I Siracusani intervennero in aiuto degli Acragantini, ma la coalizione greca riuscì a sconfiggere Ducezio solo dopo un anno di assedio ai Siculi, nel 450 a.C. Motyon ritornò sotto il controllo acragantino e Ducezio venne esiliato dai Siracusani a Corinto. Accusata Siracusa di aver favorito l’impunità e la fuga di Ducezio, Akragas le muove guerra ma è ancora una volta sconfitta presso il fiume Salso, nel 446 a.C. come si legge nel resoconto di Diodoro Siculo (XII, 8).
Per gli anni successivi, un nuovo racconto di Diodoro Siculo (XIII, 81-85) celebra un periodo di grande prosperità della città grazie agli intensi rapporti con Cartagine, mentre lo storico Tucidide (VII, 32-33) ricorda Akragas neutrale durante la spedizione ateniese, nel 415 a.C. Nel 406 a.C., però, la città viene saccheggiata, sorprendentemente, proprio dai Cartaginesi, guidati da Imilcone, che in precedenza avevano già riservato lo stesso destino a Selinunte ed Himera.
L’edilizia pubblica in età post-emmenide
Ampia è l’attività edilizia dell’Akragas libera dai tiranni, che prosegue senza sosta fino all’assedio cartaginese del 406 a.C. Su un’ampia terrazza sulla strada che conduce alla Porta Aurea, fu eretto il Tempio di Zeus Olimpio (Olympieion). I lavori cominciarono, forse, dopo il 480 a.C. Il colossale edificio sacro, ricordato da Diodoro Siculo (XIII, 81-4) e da Polibio (IX, 27,9), del tipo pseudo-periptero esastilo, era inferiore solo all’Artemision di Efeso e al Didimeo (tempio di Apollo) a Mileto. Sulla collina di Girgenti, nella Chiesa di S. Maria dei Greci, si conservano le tracce di un tempio dorico periptero risalente al 480-60 a.C. Sulle pendici sud-ovest della Rupe Atenea, nella chiesa medievale di S. Biagio, si conserva un tempio dorico in antis di dimensioni medie, probabilmente dedicato alle divinità ctonie. L’edificio risale al 480-60 a.C. Costruito verso la metà del V sec. a.C. (450 a.C.), sulla sommità della Collina dei Templi, sorge il Tempio di Giunone Lacinia. Il tempio con pianta periptera, fu incendiato verso il 406 a.C. dai Cartaginesi e fu restaurato in età romana. Il Tempio della Concordia (440-430 a.C.), periptero esastilo, per lo stato di conservazione è considerato tra gli edifici sacri più notevoli di epoca classica.
La proverbiale ricchezza di Akragas in etĂ  classica


D escrivendo l’assedio cartaginese del 406/5 a.C., lo storico Diodoro Siculo descrive Akragas come una delle città greche più ricche (XIII, 90,3). Un’economia così florida era dovuta alla grande fertilità del territorio, alla produzione di vino ed olio e soprattutto ai buoni rapporti commerciali con i Cartaginesi che scambiavano i loro metalli preziosi con i prodotti agricoli di Akragas. Diodoro menziona, poi, alcuni cittadini come Gellia ed Antistene di Rodi, le cui ricchezze erano davvero notevoli. La storiografia greca celebrò il lusso (tryphe) acragantino con vari aneddoti. Timeo di Tauromenio (F. Jacoby, FGrHist 566 F 149) ricorda un episodio dove viene descritta una festa di giovani in una casa privata. Qui i giovani si ubriacarono a tal punto che si convinsero di navigare in mezzo ad una tempesta su una trireme. La casa, poi, fu scherzosamente definita “Trireme”. Celebre anche il biasimo del filosofo Empedocle ai suoi concittadini, accusati di vivere smodatamente e nel lusso quasi dovessero morire all’indomani. L’edilizia templare acragantina del V sec. a.C., nella sua immensa grandiosità, conferma la realtà della grande ricchezza dell’Akragas classica.
LA SCULTURA DI AKRAGAS
Il grande afflusso di ricchezze che giunse nella Sicilia greca dopo la battaglia di Himera (480 a.C.) favorì la costruzione di grandiosi templi, come il Tempio della Vittoria ad Himera, il Tempio di Athena a Siracusa e l’Olympieion ad Agrigento. Questi templi dovettero certamente costituire un modello normativo per lo stile severo con un
Capitello
capitello dal rigido profilo e unitarietĂ  di austeritĂ  e forme. Il progetto templare era ricco di razionalitĂ  soprattutto nella pianta: la
Peristasi
Fregio dorico
Cella
Trabeazione
Opistodomo
peristasi di 6 x 14 colonne, che diverrà norma per i templi di grandi dimensioni di stile severo d’Occidente; la perfetta simmetria in cui la cella, dove ormai l’opistodomo corrisponde al pronao , è inserita nella peristasi; le ampie sale dei naoi; la regolarità degli interassi e delle colonne su tutti i lati. Notevole, infine, la risoluzione del problema dell’allineamento del fregio dorico con le colonne, ottenuto mediante l’allargamento degli elementi compositivi della trabeazione. Ad Agrigento questa tradizione dei templi di grandi dimensioni, quello di Eracle e l’Olympieion, si interrompe verso la metà del V sec. a.C. Questo non significa che ad Agrigento non si costruiscano più templi. Al contrario, intorno al 460 a.C. ca. si può parlare di vero e proprio “boom”, attraverso il quale Agrigento si avviava a diventare “la più bella città dei viventi” (Pindaro, Pitiche 12,1). Tuttavia, i famosi templi che cingono la città lungo il circuito delle mura, sono di dimensioni contenute, caso nuovo in Sicilia. Questi templi non furono però meno impegnativi dal punto di vista costruttivo, anche perché la struttura periptera comportava, comunque, uno sforzo economico ed architettonico non indifferente. La cosa sorprendente è che sono di dimensioni abbastanza simili e seguono gli stessi criteri costruttivi. A buon diritto essi vanno considerati frutto di nuova nuova scuola architettonica, i cui criteri si fondono su uno studio evoluto della metrologia. Infatti, avendo gli architetti a disposizione un paradigma, ossia un monumento già realizzato,
Pronao
Periptero
di cui erano noti i valori metrologici e proporzionali, era possibile erigere un monumento perfettamente identico, naturalmente con le ovvie differenze legate alla destinazione. La perdita di individualità del tempio, che questa architettura produceva, era sopperita dalla visione sinottica (globale) del disegno urbano, in cui i templi assumono un ruolo ben specifico. Infatti i templi acragantini, frutto di questa nuova concezione, occupavano i punti panoramici più importanti della città ed erano posti sul percorso delle arterie principali che conducevano ad essa. E’ chiaro che i nuovi templi acragantini (soprattutto quelli di Giunone Lacinia e della Concordia) rientrano in una concezione urbanistico-architettonica che si incrocia con la propaganda di una città che si vuole presentare ricca e potente agli occhi dei visitatori.
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