Storia

L'Eta ellenistica
TIMOLEONTE
D opo il saccheggio cartaginese del 406 a.C., Akragas visse un periodo di decadenza. Diodoro Siculo (XIII 114,1) riporta i termini di un accordo tra i Punici e Dionigi I, tiranno di Siracusa, secondo il quale Akragas, evacuata prima dell’arrivo dell’esercito di Imilcone, poteva ripopolarsi, ma non poteva costruirsi fortificazioni e doveva essere tributaria di Cartagine. Il riscatto di Akragas avverrà nell’età di Timoleonte. Quando Dionigi II, che successe all’omonimo padre, dopo essere stato cacciato da Siracusa, ritornò dall’esilio e riprese il controllo della città, i Siracusani a lui ostili chiesero aiuto alla madrepatria Corinto, che inviò, nel 344 a.C., un diallaktes (arbitro), Timoleonte, affinchè conciliasse le due parti in lotta. Sebbene lo stesso Dionigi II avesse accolto con favore l’arrivo di Timoleonte, il capo della fazione ostile al tiranno, Iceta, con l’appoggio dei Cartaginesi, cercò di operare un golpe. Timoleonte vi si oppose e sconfisse i Cartaginesi al fiume Crimiso (342 a.C.), liberando, per altro, Akragas dal potere punico (Diodoro Siculo, XVI, 78). Timoleonte, dal 338 a.C., rifondò le città rodio-cretesi, Akragas compresa, assegnandogli due nuovi ecisti Megillo e Feristo, provenienti da Velia (Plutarco, Tim., 35,2).

Da Agatocle alla tirannide di Finzia
N egli anni successivi all’età timoleontea, Akragas si trovò coinvolta nello scontro contro Agatocle, nuovo signore di Siracusa. Come si evince dal racconto di Diodoro Siculo (XIX 8,2) Akragas ospitò parte degli oligarchi siracusani. Agatocle mosse guerra ad Akragas, Messana e Gela ottenendo una pace a lui favorevole (Diodoro Siculo XIX, 70-1). Più tardi nel 309 a.C. lo stratego Xenodico provò a far risorgere una città ormai spenta e lontana dai passati fasti, cercando di instaurare un governo democratico e di fondare una Lega di città siceliote alla cui guida vi fosse Akragas (Diodoro Siculo, XX, 31). Il decennio che corre tra il 289 a.C. ed il 279 a.C. vide Akragas nuovamente cadere sotto un regime tirannico, quello di Finzia. Il tiranno distrusse Gela nel 280 a.C. deportandone gli abitanti a Finziade (Licata), città da lui stesso fondata (Diodoro Siculo XXII 2; 7,1).
L’edilizia pubblica tra l’età di Timoleonte e la conquista romana
Tra l’età Timoleonte e la conquista romana fiorisce l’edilizia privata, che si riflette nel quartiere ellenistico-romano e nella cosiddetta “Tomba di Terone”; forse con la rifondazione di Akragas e le riforme costituzionali di Timoleonte è da connettersi la costruzione dell’ekklesiasterion. Quest’ultimo sorgeva ad ovest del Museo Nazionale (Chiesa di San Nicola) (luogo dove si svolgevano le adunanze pubbliche). La struttura presenta una cavea circolare, costituita da circa venti file concentriche di sedili, dove i cittadini ascoltavano ai dibattiti dell’ekklesia (assemblea). Gli studiosi non hanno fornito una cronologia certa della struttura. Anche se è probabile che una costruzione del genere sia da collegarsi con la temperie riformista di Timoleonte, non si può escludere che l’ekklesiasterion possa essere una testimonianza della demagogia tirannica di Finzia, o di un’epoca persino più antica di quella ellenistica, date le notevoli somiglianze con l’ekklesiaterion arcaico (VI sec. a.C.) di Metaponto. Verso la fine della strada che dall’Olympieion conduce alla Porta IV o Porta Aurea, fu costruita la cosiddetta Tomba di Terone: è una struttura sepolcrale costituita da un alto podio a pianta quadrata, sul quale si erge un naiskos (tempietto) a parete piena e porte cieche, con colonne ioniche e trabeazione dorica agli angoli. Il modello costruttivo si ispira all’Oriente ellenistico.
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