I CULTI di Akragas
Al momento della fondazione di Akragas, i Geloi dovettero introdurre il culto del dio taurino Gelas, che comparirà anche sulle monete geloe. Così pare ricavarsi da un frammento dello storico Timeo (FGrHist 566 F28c). Sin dalla sua fondazione, come gran parte delle poleis doriche di Sicilia, Akragas dovette essere legata al culto di Demetra e Kore, soprattutto per la sua naturale vocazione di colonia agricola. L’origine del culto agrigentino va probabilmente ricercata nella città madre Gela. Ancor prima della diffusione del culto voluta dai Deinomenidi, Pindaro (Pyth. XII, 1-2) rivolge un elogio alla città di Akragas per essere la sede del culto di Persephone/Kore, figlia di Demetra e Zeus. Ciò significa che tale culto aveva già una notevole importanza all’inizio del V secolo a.C. Polieno (V, 1.1) ci informa inoltre che il colpo di Stato di Falaride avvenne durante la celebrazione delle Thesmophoriai, le feste in onore di Demetra Thesmophoros (la “istitutrice”, nella fattispecie dell’agricoltura), prova che il culto era già affermato nei primi decenni di vita della città. Per quanto riguarda le epoche successive, si dice che il tiranno Emmenide Terone fosse molto legato al culto ed è dunque da pensare che dopo la battaglia di Himera (480 a.C.) egli abbia voluto in qualche maniera dimostrare la propria gratitudine: in tal senso è forse riconducibile a Terone la fase arcaica del Santuario delle divinità ctonie, posto nel settore sud-ovest della città antica. Alla fine del IV secolo a.C., in relazione alla attività politica siciliana dal tiranno Timoleonte, la venerazione per Demetra conobbe un grande sviluppo, le cui tracce sono riconoscibili in diversi siti della Sicilia. È ragionevole pensare che Akragas, che proprio con Timoleonte riprese vita, non si sia sottratta a tale tendenza.
Sappiamo con sicurezza che il culto agrigentino di Demetra e Kore si svolgeva nel già citato Santuario delle divinità ctonie e nel Tempio dedicato a Demetra i cui resti sono oggi inglobati nella Chiesa di S. Biagio. Il culto di Zeus Olimpio, cui gli Acragantini dedicarono uno dei templi più vasti della Grecità, sarebbe diretta conseguenza degli intensi rapporti che dovettero intercorrere tra Agrigento e l’Elide e Olimpia, sicuramente accentuatisi grazie al prestigio degli atleti Acragantini. (Pindaro, Ol. II, III; Pyth.VI, XII; Isth. II). Si aggiunga, poi, che Akragas tra le sue monete annovera il tipo dell’aquila che ghermisce la lepre, che ricorre anche nelle monete elee. Non si sa quando tale culto ebbe origine e non rimangono tracce di un santuario più antico di quello edificato dopo la battaglia dell’Himera impiegando come manodopera i prigionieri cartaginesi. La sua importanza, attestata non solo dalle dimensioni del tempio acragantino ma anche dalla sua rilevanza in altri centri come Siracusa, deve aver raggiunto l’acme all’indomani della vittoria dell’Himera. Così come Gelone fece decorare in oro la statua di culto di Zeus a Siracusa in qualità di ex-voto, allo stesso modo, forse, Terone considerò il Tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento come monumento alla vittoria sui Cartaginesi.
Le Divinita'
Un posto di rilievo dovette avere anche il culto di Eracle-Ercole. Secondo Cicerone (Verr., IV, 43.94) ad Agrigento vi era un Tempio di Eracle presso l’agora ed una statua a lui dedicata. Le fonti ricordano che la statua del tempio aveva un ginocchio e il mento consumati dai baci dei devoti. Che l’eroe ricevesse particolari onori cultuali è opinione anche di Plinio il Vecchio (Nat. Hist., XXV, 92) D’altra parte era naturale che Eracle fosse particolarmente adorato in Akragas, che, come tutte le città doriche era particolarmente legata all’eroe. Anche in questo culto si può individuare una origine nell’isola di Rodi: già Omero, infatti, nel Catalogo delle Navi (Iliade, II, v.653ss.), localizzava gli Eraclidi a Rodi. Lo stesso eraclide Tlepolemo era cantato da Pindaro (Ol. VII, 20) come eroe rodio. Infine Apollodoro (II, 5.11) ricordava che gli abitanti di Lindos, nella medesima isola, sacrificavano in onore di Eracle. I Rodii, che erano una delle componenti etniche prima di Gela, poi di Akragas, trasferirono qui anche il celebre culto di Athena Lindia, già presente con un santuario di antica tradizione a Lindo, nell’isola di Rodi. Polibio (IX,27,7), infatti ricorda che sull’acropoli di Akragas c’era un Tempio di Athena “simile a quella di Rodi”. Polibio (I, 18.2) afferma che il santuario agrigentino di Asclepio si trovava al di fuori dell’abitato. Tale santuario è stato riconosciuto nel tempio H, detto “Casa di S. Gregorio”, circa 1 km a sud della città. Cicerone (Verr., IV, 43.93) parla di un religiosissimum fanum Aesculapii, segno che nel I sec. a.C. esso esisteva ancora. Altre conferme all’esistenza del culto vengono da monete del III sec. a.C. in cui il dio è rappresentato con il mantello e la mano destra protesa. Diodoro Siculo (XIX, 45.4) racconta che il culto di Asclepio era praticato nell’isola di Rodi, ma esso vi giunge abbastanza tardi cosicché è più probabile che l’origine del culto agrigentino sia da rintracciare in Epidauro. Secondo Eliano (V.H, 2,33) il dio fluviale Akragas, era rappresentato, nella plastica acragantina, sotto forma di fanciullo. Stefano Bizantino (s.v. Akragante) raccontava che l’eroe Akragas era figlio di Zeus e della Oceanide Asterope e era ritenuto fondatore della città. Il dio può essere messo in relazione con Nestis, la locale dea delle sorgenti. Secondo Eliano (Poik. Historia, II,33) il dio Akragas era raffigurato in una statua a Delfi sulla cui base era inciso il suo nome, ed era rappresentato, nella plastica acragantina, sotto forma di fanciullo. Si ipotizza che il suo santuario sia da identificare nei resti una aedicula posta sulla Rupe Atenea, da altri tuttavia identificata con il sacello di Zeus Atabyrios.











