La Collina di Girgenti insieme alla Collina della Rupe Atenea appartiene al sistema di alture che delimitavano a nord la città di Akragas. Essa si eleva a quota m 326 sul livello del mare sul lato nord-occidentale della città. Sebbene la localizzazione dell’acropoli greca costituisca ancora uno dei problemi topografici più vecchi e discussi della letteratura archeologica e gli studi più recenti tendano a identificarvi la Rupe Atenea - dove secondo le fonti letterarie sorgeva il santuario di Zeus Atabirio e di Athena - senza dubbio nel V sec. a.C. anche la Collina di Girgenti era inclusa nel sistema difensivo della città; pertanto in essa si trovavano altri edifici di culto di notevole importanza e forse un secondo Tempio di Athena, identificabile nel tempio greco inglobato nella Chiesa di Santa Maria dei Greci, la cui attribuzione alla dea rimane ancora incerta data l’assenza di iscrizioni e di stipi votive caratterizzanti. Oltre ai resti del tempio, la Collina di Girgenti conserva altre evidenze archeologiche ascrivibili ad epoca greca. Si tratta di una complessa rete ipogeica generalmente connessa all’alimentazione idrica della città, menzionata anche nelle fonti antiche in relazione alle grandi opere di ingegneria idraulica intraprese dopo il 480 a.C. dall’architetto Feace (vedi Colimbetra e sistema degli acquedotti).
Il tempio dorico inglobato nella Chiesa di Santa Maria dei Greci è databile nel secondo quarto del V sec. a.C. ed è stato oggetto nel corso dei secoli gravi e ripetuti interventi di spoliazione a partire dalla tarda antichità, essendo verosimilmente stato utilizzato come cava di pietra per la costruzione di edifici nell’area circostante ancora prima dell’impianto della Chiesa.
I resti della peristasi del tempio sono inglobati dalla muratura perimetrale della Chiesa: sul lato interno le colonne sono state sezionate a metà, a filo con la muratura perimetrale della chiesa, mentre su quello esterno esse conservavano ancora le scanalature. Si conserva la parte inferiore di sei colonne appartenenti alla peristasi settentrionale del tempio e di cinque colonne pertinenti alla peristasi meridionale, visibili rispettivamente sui lati sinistro e destro della Chiesa (ad eccezione di due colonne che si trovano coperte da un grande affresco su quest’ultimo lato). I resti del crepidoma settentrionale, costituito da tre gradini, si trovano ad una quota inferiore all’edificio cristiano e sono protetti da un cunicolo coperto da volta realizzato nella prima metà del 1800, al quale è possibile accedere dal cortile antistante la chiesa. All’interno della Chiesa, sono parzialmente visibili attraverso una pavimentazione in vetro i resti delle fondazioni del tempio greco, meglio conservati nell’area della navata destra della Chiesa e in quella antistante le absidi; altri considerevoli resti della struttura sono pure al di fuori della Chiesa, nell’area del cortile antistante.
La Chiesa di Santa Maria dei Greci fu secondo la tradizione la prima Cattedrale di Agrigento edificata in epoca medievale subito dopo la dominazione musulmana. L’edificio, al quale si accede attraverso un piccolo cortile, non presenta unità stilistica a causa delle ripetute opere di sistemazione succedutesi attraverso i secoli e degli interventi di restauro che all’inizio del 1900 hanno sensibilmente modificato la struttura. La facciata è caratterizzata da un portale gotico del XIII secolo e l’interno è diviso in tre navate; sul fondo si trovano tre absidi poco profonde. Pregevole è il soffitto ligneo del XIV secolo che copre la navata centrale, costituito da travature decorate da scene tratte dalla vita dei santi, e l’affresco sul muro della navata destra, raffigurante storie della vita della Vergine Maria. Nella Chiesa si conserva anche una statua lignea della Madonna col Bambino risalente all’inizio del XVI secolo.
Secondo la tradizione la prima Cattedrale di Agrigento dopo la dominazione musulmana fu la piccola Chiesa di Santa Maria dei Greci. Successivamente, verso la fine dell’XI secolo, il vescovo Gerlando costruì poco distante una nuova Cattedrale più grande e in una posizione più elevata rispetto alla prima, presso l’estremità occidentale della Collina di Girgenti, forse sopra i resti di un altro tempio di età greca. Inizialmente dedicata a S. Maria Assunta, la Cattedrale fu consacrata all’inizio del XIV secolo a S. Gerlando. Durante i secoli XV, XVI, XVII l’edificio fu oggetto di diversi interventi costruttivi e di frequenti opere di restauro sino ad epoca recente, a seguito d
ella disastrosa frana che nel 1966 interessò la collina. Sin dall’esterno è dunque possibile riconoscere la mancanza di unità stilistica. La facciata sobria ed imponente, aperta su un vasto piazzale, è preceduta da un’ampia gradinata ed è completata da un campanile incompiuto del XV secolo; quest’ultimo è caratterizzato sul fianco da due ordini di monofore cieche di stile gotico-catalano, sovrastate da un balcone dalla grande arcata ogivale con decorazione a zig-zag. All’interno, la Chiesa ha pianta a croce latina, ovvero costituita da un lungo corpo suddiviso in tre navate e da un ampio transetto con tre absidi profonde. Pregevole è il soffitto ligneo a travature scoperte, decorato da figure di santi e da stemmi gentilizi e risalente al XVI secolo come pure il soffitto a cassettoni della navata centrale, realizzato nella seconda metà del XVII secolo. Bassorilievi in stucco e affreschi barocchi decorano la grande cappella absidale nella quale era ubicato il coro e il presbiterio mentre nelle cappelle laterali sono custodite preziose opere d’arte come il reliquiario d’argento contenente i resti delle spoglie di S. Gerlando, realizzato nel 1639 dall’artigiano palermitano Michele Ricca e la statua marmorea della Madonna col Bambino, opera del 1495 di Stefano di Martino. Nella cappella de Marinis, alla quale si accede dalla navata sinistra attraverso una bella arcata gotica, si trova il monumento funerario di Gaspare de Marinis, opera scultorea del 1493 di Andrea Mancino e Giovanni Gagini.