L'Agorà superiore
Non lontano dalle necropoli greche e romane ritrovate nel vallone del San Biagio, dunque nell’area a nord della Collina dei Templi, caratterizzata anche da resti di un abitato urbano sempre di epoca sia greca che romana, è stata localizzata una basilica con annesso un piccolo cimitero con tombe a fossa e a sarcofago, come testimoniato dal ritrovamento di un sarcofago cartaginese in pietra calcarea, attribuito al V secolo a.C. L’area, a vocazione rurale fin dal  ‘700, è oggi occupata dall’albergo “Villa Athena†e risulta di difficile investigazione. Probabilmente ci si trova di fronte a una basilica di dimensioni notevoli e a più navate, provvista di ricco arredo marmoreo. Di tale arredo possediamo un capitello, una base e un fusto di colonna di marmo bianco nonché un blocco parallelepipedo, anch’esso di marmo bianco recante iscrizione di età imperiale riadoperato come pilastrino con terminazione a pigna, avente incasso, su un lato, destinato ad accogliere un pluteo e dunque pertinente a una recinzione presbiteriale. Alla stessa recinzione dovrebbero appartenere anche due frammenti di lastra con cornice modanata. L’elemento di decorazione scolpita che riveste maggiore interesse è costituito da una lastra rettangolare (m 1,63 x 0,77) recante la raffigurazione di due cervi affrontati ai due lati di un albero di palma su due scalini, simbolo della croce/arbor vitae. Al di sopra dei due cervi si trovano le figure simmetriche di un leone (a d.) e di una leonessa (a s.) con il piccolo attaccato alle mammelle; una lepre trova posto tra la leonessa e i rami della palma. Le figure sono contornate da una elaborata decorazione fitomorfa. Il grado di stilizzazione del manufatto porta a scegliere una datazione “bassaâ€, probabilmente tra VII e VIII secolo. L’identificazione della chiesa con la sede vescovile della città viene proposta sulla base della lettura di un passo della Vita del vescovo Gregorio II di Agrigento riguardante l’insediamento del presule, alla fine del VI secolo, in una chiesa cui era annesso un episkopeion. Si suppone che una tale struttura possa ben riconoscersi nella basilica urbana, data anche la sua posizione in prossimità del foro e la sua vicinanza con il Tempio della Concordia, dove in un secondo momento Gregorio deciderà di trasferire la sede episcopale, trasformando l’edificio antico in Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Il rilievo con cervi e leoni testimonia probabilmente del fatto che la basilica urbana non fu abbandonata in quell’occasione. Probabilmente realizzata tra V e VI secolo, la chiesa deve avere invece cessato di esistere, insieme al quartiere in cui sorgeva, in seguito alle incursioni o alla conquista vera e propria di Agrigento da parte degli Arabi, nell’829, allorché l’abitato si contrae, raccogliendosi nella parte ovest della Rupe Atenea.
top I resti del bouleuterion
Il bouleuterion, cioè il luogo di riunione della boule (Consiglio cittadino), si trova in contrada S. Nicola e fa parte del complesso di edifici politico-amministrativi della città. Due sembrano essere le fasi costruttive dell’edificio: la prima, del IV-III secolo a.C. è coeva alle opere di terrazzamento del poggetto di S. Nicola. In questa fase iniziale, l’edificio constava di una struttura rettangolare di m 20,50 x 12,50, includente una cavea con sei ordini di sedili in arenaria. La copertura doveva essere sostenuta da quattro colonne delle quali due (semicolonne) sono state rinvenute appoggiate al muro dello analemma mentre nulla si sa delle altre due, che dovevano trovarsi nella parte alta della cavea. Si calcola che la cavea potesse accogliere circa 300 posti. Davanti all’edificio si trovava un portico di 20,50 x 4,80 m, posto lungo la facciata e sorretto da colonne su stilobate in arenaria. Anche il pavimento del portico era a lastroni di arenaria. La seconda fase risale a età romana imperiale. Nella seconda metà del III secolo d.C., infatti, l’edificio fu trasformato in odeion scoperto, la cavea fu rimaneggiata e il muro curvilineo limitante la gradinata fu decorato con l’aggiunta di un coronamento a cornice marmorea; l’orchestra viene pavimentata a mosaico. Ugualmente, una nuova pavimentazione musiva va a ricoprire lo spazio del portico antistante la facciata. L’edificio, dunque, sopravvive, ma nei secoli III e IV d.C. viene probabilmente destinato a discussioni filosofiche riservate a un pubblico ristretto.

top I resti dell’ekklesiasterion
L’ekklesiasterion, luogo di riunione dell’ ekklesia (Assemblea del popolo), si trova in contrada S. Nicola ed è posto di fronte al più recente sacello tardoellenistico detto “Oratorio di Falarideâ€, il quale ne oblitera in parte le strutture. Apparteneva al complesso ellenistico sacro alle divinità ctonie, antecedente al tempietto, e sfruttava il declivio del banco di roccia a sud del terrazzo del santuario. La sicura relazione fra ekklesiasterion e santuario, farebbe supporre che il primo abbia potuto ospitare in determinati casi, anche cerimonie particolari. La presenza di questo monumento conferisce carattere pubblico a tutta la zona circostante.
La struttura ha forma di semicerchio a estremità prolungate (3/4 di circonferenza). La cavea, forte di circa 19 o 20 gradini, ricavati direttamente nella roccia, offriva spazio per circa 4500 spettatori. I settori centrale e orientale della cavea sono scompartiti da tre cunette radiali per il drenaggio delle acque. L’orchestra circolare ha pavimentazione in roccia viva livellata un tempo nella porzione sud da blocchi di arenaria. La datazione dell’edificio, posta in relazione con quella del santuario e stante la successiva sovrapposizione dello “Oratorio di Falaride†come terminus ante quem, si può collocare nell’ambito del III secolo a.C., anche se alcuni studiosi propendono per una datazione più alta in base a confronti con monumenti simili da Poseidonia e Metaponto. Fu abbandonato tra il II e il I sec. a.C.

top Il cosiddetto “Oratorio di Falarideâ€
Tra la fine del II e il I secolo a.C. il complesso dello ekklesiasterion viene interamente ricoperto e sistemato a piazzale. Ad una delle estremità del piazzale, quella ovest, viene realizzato l’edificio noto con l’appellativo di “Oratorio di Falarideâ€. La destinazione d’uso dell’edificio è stata oggetto di diverse ipotesi. Esso è stato di volta in volta identificato come heroon, come sepolcro o come sacello. Oggi sappiamo trattarsi probabilmente di un piccolo edificio templare di forma rettangolare, elevato al di sopra di un podio vuoto caratterizzato da profili modanati (m 12,50 x 8,90), un tempo preceduto da una scala, della quale rimangono solo i conci di fondazione. Il tempio era prostilo tetrastilo e le quattro colonne ioniche della facciata sorreggevano una trabeazione dorica. La superficie del basamento è pari a m 11,00 x 7,50, mentre le misure interne della cella raggiungono i m 5,95 x 5,30. La porta di accesso alla cella è di tipo dorico e oggi è conservata solo nella parte superiore.
I muri sono realizzati in conci squadrati di tufo ed è presente ancora traccia del rivestimento parietale in stucco. La cella è giunta a noi attraverso alcuni rimaneggiamenti di epoca normanna o addirittura posteriore, relativi alla trasformazione in cappella, fatto che spiega il nome di “Oratorioâ€. Tali rimaneggiamenti sono facilmente individuabili: si tratta dell’apertura di una porta a sesto acuto nel muro ovest della cella, nell’allargamento della porta della cella con terminazione ad arco a sesto acuto, nell’aggiunta, a contatto con quest’ultima, di un’abside orientata, nonché nella nuova copertura della cella stessa con volta a vela. L’iscrizione dedicatoria del tempio è oggi conservata presso il Museo Archeologico. Al di sotto della scala di accesso alla cella sono state rinvenute due testine ellenistiche in terracotta del II secolo a.C.

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top L'edificio template : L'ISEO
L’identificazione dell’iseo agrigentino è ancora di carattere ipotetico ma riposa su prove particolarmente cogenti. L’edificio templare per il quale si postula la consacrazione a Iside risale a epoca romana e si trova sulla terrazza a nord del bouleuterion, dunque in una zona caratterizzata da edifici di evidente carattere pubblico, dove si è anche ipotizzata la presenza del teatro. Una recinzione rettangolare di m 60 x 36 definisce l’area sacra. Su tre lati (nord, est e ovest) al muro di cinta si addossano bracci di un portico di ordine dorico, largo m 5 e sorretto da 63 colonne. All’interno del recinto, situato verso il lato nord, si trova il tempio, su podio, con pronao prostilo, al quale si accedeva mediante due rampe sui lati est e ovest dell’edificio. È probabile che ambienti di servizio pertinenti al tempio si trovassero a ovest e a est del peribolo; in particolare quelli a est dovevano essere collocati nello spazio compreso fra il santuario e il cosiddetto quartiere ellenistico-romano. Tre sono le fasi costruttive dell’edificio: due di prima età imperiale e l’ultima adrianeo-antonina. Il complesso fu abbandonato nel V secolo d.C.
Il materiale proveniente dallo scavo comprende numerosi oggetti di particolare importanza: innanzitutto un oscillum fittile con bollo recante una figura femminile accovacciata, secondo l’iconografia di Afrodite tipo Rodi ma con le modifiche dettate dal processo sincretistico di assimilazione della dea a Iside. Inoltre, il ritrovamento di un orologio solare, parte integrante della dotazione di un santuario isiaco, insieme ad altri oggetti cultuali caratteristici (pendaglio-amuleto in pasta vitrea, louterion fittile con teste di ariete, lucerna del IV secolo d.C. con raffigurazione di personaggio teriomorfo) non fa che avvalorare l’ipotesi di identificazione. Allorché tale ipotesi verrà verificata, l’iseo di Agrigento sarebbe l’unica testimonianza monumentale in Sicilia di un santuario di questo tipo e, inoltre, l’unico caso di correlazione Iside-Afrodite attestato nell’isola.
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